App mediche, serve più trasparenza

Un'indagine condotta dal Garante della privacy ha rivelato che la maggioranza dei software non informa l'utente sul trattamento dei propri dati

La “app mediche” non forniscono adeguate garanzie di protezione dei dati sensibili degli utenti. La denuncia arriva dal Garante della privacy che ha rilevato seri problemi nella gestione delle informazioni raccolte dai software. È stato possibile arrivare a questa conclusione grazie al lavoro condotto dalle Autorità della privacy di 28 Paesi di tutti il mondo, Italia compresa.

Un settore in crescita che ha bisogno di regole. La diffusione sempre più capillare di smartphone e tablet ha creato le condizioni ideali per il sensibile aumento delle installazioni delle app che, vista la loro natura, presentano grandi criticità riguardo la privacy delle persone. “Una su due delle applicazioni mediche italiane e straniere disponibile sulle varie piattaforme – spiega un comunicato del Garante –, non fornisce informazioni chiare al momento dell’installazione oppure dà informazioni generiche, o chiede dati eccessivi rispetto alle funzionalità offerte. In molti casi l'informativa non viene adattata alle ridotte dimensioni del monitor, risultando così poco leggibile, o viene collocata in sezioni riguardanti, a esempio, le caratteristiche tecniche dello smartphone o del tablet”.

Attenzione ai dati messi in Rete. Per quanto sia doveroso da parte degli sviluppatori dei software che le informative della privacy siano chiare e che gli accordi in queste contenute siano rispettati, anche l’utente può farsi parte attiva nella protezione dei propri dati. “Qualunque apparecchio connesso in rete – ha osservato Pier Luigi Bartoletti, segretario della Fimmg (Federazione dei medici di medicina generale) del Lazio – è per definizione insicuro. Quando una persona registra su un’app proprie informazioni, anche fossero semplicemente il peso corporeo e la pressione arteriosa, deve accettare il fatto che malintenzionati potrebbero prenderne possesso. La misura estrema sarebbe non usare affatto queste app. Tuttavia, volendolo fare, gli utenti facciano attenzione all’affidabilità dello strumento”. 

Necessaria una maggiore tutela dell’utente. Grazie ai dati ottenuti, il Garante sta valutando le azioni da intraprendere. Su un totale di oltre 1200 applicazioni esaminate, appena il 15% risulta dotato di un'informativa privacy realmente chiara. Nel 59% dei casi è stato difficile per le Autorità di protezione dati reperire un'informativa privacy prima dell'installazione. Ai gestori delle app potrà essere chiesto di rendere più facile all’utente capire il destino delle proprie informazioni sensibili. Nel caso invece in cui i software siano stati rilasciati con gravi irregolarità dal punto di vista normativo, l’Autorità potrà applicare anche interventi sanzionatori.
 

@gianlucacasponi

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