Più tecnologia e meno burocrazia per la nuova sanità territoriale

Il tema del rinnovamento dell'assistenza ai cittadini al centro del Congresso della Fimmg Lazio

Creare un modello di sanità territoriale efficiente anche grazie all’uso delle nuove tecnologie. Sono queste le priorità individuate dai medici di Medicina generale nel corso del Convegno della Fimmg Lazio che si è svolto il 6 aprile scorso.

Aprire alla Sanità digitale. Uno dei primi passi da compiere per avvicinare l’offerta di servizi alla domanda di salute dei cittadini è dunque puntare sull’introduzione di nuove tecnologie, che possono semplificare la vita dei cittadini.

“Sotto questo aspetto – ha spiegato il dottor Alberto Chiriatti, vicesegretario della Fimmg Roma  – una delle innovazioni più importanti è rappresentata dalla ricetta dematerializzata, che andrà a sostituire la ricetta rossa. La grossa novità è che, per quanto riguarda la prescrizione di farmaci, sarà valida su tutto il territorio nazionale e non solo nella regione dove viene emessa.

Semplificare le procedure burocratiche. L’introduzione di nuove tecnologie può essere fondamentale anche per quanto riguarda lo snellimento delle procedure burocratiche. Procedure che per i medici di famiglia sono particolarmente onerose, soprattutto per quanto riguarda le autorizzazioni che gli studi medici devono ottenere.

“Serve un ripensamento delle regole – ha detto nel corso del suo intervento Giovanni Riggio, membro del Direttivo provinciale della Fimmg Roma  – che non sia effettuato solo dai burocrati ma che coinvolga anche tutte le figure che operano all’interno della Sanità del Lazio”.

Valorizzare le strutture esistenti. Secondo i medici di Medicina generale, infine, per realizzare un modello di sanità territoriale in grado di rispondere correttamente ai cittadini, è necessario elaborare un piano di interventi volto soprattutto a valorizzare le strutture efficienti che già esistono. “Serve un progetto serio e con direttive chiare – ha spiegato Fabio D’Andrea vice segretario della Fimmg Roma (guarda la videointervista di seguito)–, che tenga conto anche di quanto è stato realizzato finora dai medici di famiglia nelle Unità di cura primarie”.

@Stefanopetrelli

 

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