Fascicolo sanitario elettronico, piccoli passi avanti

Amodeo (Fimmg Lazio): "Bisogna mettere in pratica al più presto la cooperazione applicativa"

La sanità italiana si sta muovendo verso la direzione della dematerializzazione di ricette e certificati. Per farlo sta cercando di mettere a punto lo strumento che è stato battezzato “fascicolo sanitario elettrico” (Fse). Si tratta di un mezzo informatico che si propone come contenitore virtuale di tutta la storia clinica del paziente. Un obiettivo che, se raggiunto, permetterebbe grandi risparmi in termini economici e consentirebbe ai cittadini un guadagno in termini di efficienza dell’assistenza sanitaria e di qualità della vita.

La definizione di un protocollo definitivo che guidi e regoli il flusso di informazioni e dati sensibili dal paziente ai centri di assistenza sanitaria non è però ancora avvenuta. Il dottor Piero Amodeo, membro del consiglio direttivo della Fimmg (Federazione italiana dei medici di famiglia) della provincia di Roma, ha spiegato a Bussola Sanità qual è la situazione attuale e cosa manca per la piena realizzazione di questo progetto.

“Il progetto di fascicolo sanitario elettronico – dice Amodeo – ci appare molto funzionale. Crediamo che sia uno strumento che nasconde del potenziale ma che, per arrivare all’uso pratico quotidiano abbia bisogno che tutti gli attori della sanità italiana concorrano alla messa a punto di procedure e protocolli concordati e affidabili. Nell’ambito della trattativa in corso con la Regione Lazio, è stato firmato un pre-accordo che prevede sulla cosiddetta “cooperazione applicativa” tra i sistemi informativi della medicina generale e della Regione. Questo potrebbe costituire la base per l’implementazione del Fse.

Con questa definizione si intende la messa in condivisione del progetto portato avanti dai medici di medicina generale di cartella clinica “cloud”, cioè ospitata da un server condiviso da tutti gli specialisti dell’assistenza territoriale. “Seguendo quanto sta accadendo alla medicina di base - sottolinea Amodeo -, crediamo che sia importante mettere al centro del nuovo sistema il lavoro dei medici di famiglia. Questo perché, è noto a tutti, che siano proprio gli specialisti in medicina generale a conoscere nei dettagli lo stato di salute e la storia clinica dei pazienti. Quindi, restando saldamente collegato al territorio, il flusso di informazioni generato dall’assistenza alle persone, deve potersi muovere liberamente in tutte le direzioni.

"Se, per esempio - conclude Amodeo -, una persona si reca al pronto soccorso, i medici ospedalieri devono poter accedere immediatamente a tutta la storia del paziente, in modo da poter agire velocemente e al meglio. Allo stesso modo, gli esami e gli interventi eseguiti in ospedale, dovranno essere subito a disposizione del medico di famiglia che, magari attraverso le Ucp (Unità di cure primarie), si dovrà occupare del mantenimento di terapie a lungo termine. Tutto ciò sarà possibile solo se si arriverà alla definizione di protocolli standard e condivisi da tutti. Mettendo in pratica il concetto di cooperazione applicativa”.

Se vuoi ricevere gli aggiornamenti su Bussola Sanità seguici su Facebook Twitter o iscriviti alla newsletter usando il box nella colonna di destra