Come funziona la fecondazione assistita eterologa

Dalla comune e sicura inseminazione intrauterina alla più rischiosa e ormai poco utilizzata tecnica di terzo livello, ecco i dettagli delle procedure

Da quando la fecondazione assistita eterologa è stata introdotta legalmente nel nostro Paese, grazie all’aggiornamento della legge numero 40 del 2004, che regola le dinamiche dell’inseminazione artificiale, in Italia è stato boom di coppie che ne hanno fatto richiesta. Secondo la F.E.I, l’associazione fecondazione eterologa in Italia, nel 2015 sono state più di mille le donne trattate con fecondazione assistita eterologa.

Nonostante questo sull’argomento regna della confusione, soprattutto per quanto riguarda le tecniche utilizzate, che nel complesso sono tre.

 

COME SI FA: TECNICA DI PRIMO LIVELLO

Le tecniche utilizzate per la fecondazione assistita eterologa sono in tutto tre, a seconda dei singoli casi. La prima, definita “di primo livello” o inseminazione intra uterina (IUI), è quella meno complessa. Questa, infatti, consiste nell’inserimento nella cavità uterina del liquido seminale.

Gli spermatozoi possono essere depositati nella vagina (inseminazione intravaginale, Ivi), nel canale cervicale (inseminazione intracervicale, Ici), nelle tube (inseminazione intratubarica, Iti) o nell'addome (inseminazione intraperitoneale, Ipi). Ma la tecnica più usata prevede che vengano immessi per mezzo di un catetere nella cavità uterina, successivamente al monitoraggio ecografico dell'ovulazione e, se necessario, a un trattamento ormonale di stimolazione dell'ovulazione stessa.

 

LA TECNICA DI SECONDO LIVELLO

Se l’infertilità da affrontare è più grave, si può ricorrere alle tecniche di fecondazione assistita eterologa “di secondo livello”, più complesse e invasive, tra cui la fertilizzazione in vitro con trasferimento di embrioni (Fivet) e l’Icsi (Intracytoplasmatic sperm injection).

Nella prima, i tre degli ovociti prelevati vengono posti su una piastra nella quale si versa una goccia di liquido seminale. Se gli ovociti si fecondano, gli embrioni ottenuti, fino a un massimo di tre, vengono trasferiti nell’utero. La seconda tecnica, quella dell’Icsi, è utilizzata nei casi in cui l’infertilità maschile è più grave e consiste nell’inserire un singolo spermatozoo direttamente, tramite una micro pipetta, nell’ovocita.

 

LA TECNICA DI TERZO LIVELLO, QUELLA PIÙ INVASIVA

Per realizzare la fecondazione assistita eterologa esiste anche una terza tecnica, ormai praticamente inutilizzata perché molto invasiva. Si tratta della tecnica di  “terzo livello”. Questa richiede l’anestesia totale della donna e prevede la fecondazione in vitro. Tra gli effetti collaterali che scoraggiano l’impiego di questa tecnica il fatto che è poco ripetibile: se non ha successo la prima volta, difficilmente potrà averne in seguito.

 

QUANTO COSTA LA FECONDAZIONE ASSISTITA ETEROLOGA

La fecondazione assistita eterologa è prevista nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), quindi è gratuitaper le donne riceventi, a pattò che siano in età potenzialmente fertile, cioè al di sotto dei 43 anni. Fino a quest’età e per un massimo di tre cicli, il trattamento è a carico del Sistema sanitario nazionale, dopodiché si dovrà pagare. Il prezzo dell’intera procedura varia a seconda della clinica e del centro a cui ci si affida. A volte il costo complessivo può aggirarsi anche intorno ai sei mila euro.