Celiachia, una malattia che va seguita con attenzione

Secondo un rapporto del ministero della Salute i casi sono aumentati di quasi 16000 unità in un anno. La diagnosi e la terapia vanno affidate a un medico

Crescono i numeri della celiachia in Italia. Lo afferma l’annuale rapporto al Parlamento sulla celiachia redatto dal ministero della Salute che riporta gli ultimi dati disponibili, quelli del 2013. Secondo il documento i casi registrati nel 2013 sono stati 15.830 in più rispetto al 2012, arrivando a un totale di 164.492. Le persone che hanno a che fare con questa malattia hanno bisogno di alimenti del tutto privi di glutine. Il profilo dei sintomi della celiachia è però spesso sfuggente e i cittadini devono affidarsi a medici e centri specializzati per avere conferma della diagnosi. Di questo e altri aspetti della patologia Bussola Sanità ha parlato con Alberto Chiriatti, medico di famiglia e vicesegretario della Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale) della provincia di Roma. 

Fare sempre affidamento alla valutazione medica. La celiachia, quando presente, va sicuramente trattata e avviata a risoluzione attraverso la rimozione del glutine dalla dieta. Questa decisione va però presa esclusivamente dal medico. “L’aumento delle diagnosi di malattia celiaca – ha spiegato Chiriatti – è legata soprattutto al fatto che oggi i medici sono molto più sensibili a questo problema. Un tempo il paziente con intolleranza al glutine era identificato come una persona molto magra e con l’aspetto sofferente legato a vari problemi di salute. Oggi la persona in cui riscontriamo la celiachia può avere anche un’apparenza florida, tutt’altro che emaciata”.

“La celiachia – ha aggiunto Chiriatti – è una malattia intestinale che può manifestarsi non solo presso questo organo ma anche a livello della tiroide e delle ossa, dove può comportare un’osteoporosi derivante dal mancato assorbimento di alcuni nutrienti dai cibi e anche inducendo delle modificazioni dell’umore. Questi sintomi non possono essere identificati in modo univoco dal paziente ma vanno confermati da analisi adeguate. Le persone devono però riferire sempre al medico l’eventuale presenza di forme di stanchezza, di spossatezza apparentemente immotivate. Queste possono essere infatti la spia di una anemia provocata dal malassorbimento del ferro”.

Mai iniziare una dieta di propria iniziativa. Come sempre in medicina, anche in questo caso il “fai da te” è fortemente sconsigliato. Decidere di propria iniziativa di iniziare una dieta senza glutine è del tutto inutile e può essere addirittura controproducente. “Se una persona inizia a sospettare di aver sviluppato la celiachia – ha ribadito Alberto Chiriatti – non deve assolutamente modificare la propria alimentazione prima di aver eseguito le analisi specifiche. Si tratterebbe di un errore gravissimo in quanto, eliminando il glutine dalla dieta per un certo periodo, i sintomi della malattia vengono ‘silenziati’ e i test risulterebbero negativi, rimandando la diagnosi e rinviando la risoluzione dei problemi”.

 

@gianlucacasponi
 

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