Telemedicina: presentato il libro bianco per passare dal dire al fare

Il documento è stato illustrato nel corso di una tavola rotonda presso l'Università Unint di Roma

Uno strumento di conoscenza approfondita delle linee guida sulla telemedicina e delle potenzialità di questo strumento. Si può riassumere così “Il libro bianco sulla telemedicina”, presentato il 16 settembre a Roma, presso l’Università degli Studi internazionali. Il documento è stato realizzato dal Club dirigenti tecnologie dell’informazione. Per farlo, il Cdti si è avvalso del contributo di professionalità multidisciplinari come medici, ricercatori, imprenditori, professionisti e dirigenti informatici, costituendo un gruppo di lavoro sulla Sanità elettronica.

“Gli esperti che hanno partecipato alla stesura del libro bianco – ha detto nel corso del suo intervento Gregorio Cosentino, vicepresidente del Cdti - hanno individuato nella telemedicina una tematica centrale nel discorso sulla e-health, una parte integrante del processo di cura. Le tecnologie da sole, però, non possono far nulla, bisogna mettere in campo le strutture e le competenze adatte per sfruttarne pienamente le potenzialità”.

Come viene spiegato nel libro bianco, infatti, la diffusione della telemedicina è stata frenata da diverse barriere: il fatto che venga percepita come un costo e non come un investimento; la tariffazione delle prestazioni erogate tramite questa tecnologia; il rispetto della privacy; la mancanza di formazione degli addetti ai lavori. Inoltre, si spiega nel documento, la tecnoassistenza è stata penalizzata finora dalla mancanza di un modello efficiente di business, dalla non integrazione con il sistema informatico ospedaliero, dal fatto che la banda larga non arriva ovunque e dalla generale resistenza ai cambiameni.

Proprio della difficoltà nell’introdurre novità ha parlato Rita Visini, assessore alle Politiche sociali della Regione Lazio (guarda la videointervista di seguito). “Quello della telemedicina – ha detto Visini nel corso del suo intervento – è un tema interdisciplinare, serve un recepimento culturale del cambiamento. Noi cercheremo di stilare un piano sociale regionale per far sì che la politica possa fornire nuove risposte alle necessità puntando sull’innovazione. Serve però l’integrazione sociosanitaria e il Lazio deve ancora applicare la legge 328 del 2000 su questo tema. Stiamo cercando di porre rimedio a questa situazione”.

Proprio sul fronte della telemedicina, comunque, il Lazio ha già avviato un progetto che, come ha spiegato Massimo Arcà, dirigente dei Sistemi informativi per la Sanità della Regione (guarda la videointervista di seguito), dovrebbe portare i primi risultati già a partire dal prossimo anno. “Abbiamo sperimentato 3 modelli tecnologici attivi in diverse aree della Regione – ha detto Arcà nel corso della tavola rotonda –. L’obiettivo è quello di scegliere un modello unico da finanziare e implementare (fra il 2015 e il 2016). Da parte della Regione Lazio c’è la volontà non di cavalcare la telemedicina in quanto tale, ma di garantire la miglior qualità assistenziale possibile. Le nuove tecnologie, inoltre, possono essere utili anche per risparmiare risorse”.

All’analisi di alcune delle esperienze già sperimentate nell’ambito della tecnoassistenza è dedicato anche un capitolo del libro bianco. In particolare il documento ha analizzato il progetto Oberon (avviato in Calabria), il modello Creg (Chronic Related Group, provato in Lombardia), il Doctor plus, (la strumentazione per il telemonitoraggio dei pazienti diabetici di tipo 2, sperimentato nella Asl di Firenze e Roma e sviluppato da Vree Health Italia), e il sistema di gestione delle ferite difficili portato avanti al San Camillo Forlanini di Roma.

“Grazie a questa esperienza – ha detto nel corso del suo intervento Sergio Pillon, direttore dell’Uod Telemedicina del San Camillo-Forlanini – siamo riusciti a seguire meglio e a curare con maggiore efficacia i pazienti che abbiamo avuto in cura, permettendo loro di restare nelle loro abitazioni. In questo modo siamo anche riusciti a liberare posti letto e a pesare meno sulle casse della sanità regionale”.

Come sottolineato nel corso della tavola rotonda (e nel libro bianco), dunque le tecnologie per avviare con successo esperienze di telemedicina sono già disponibili. Quello su cui bisogna lavorare, invece, è lo sviluppo di soluzioni di comunicazione e di accesso dati che siano flessibili, affidabili e adeguati alle necessità del caso.

“Dobbiamo far fronte all’invecchiamento della popolazione e la telemedicina rappresenta un’alternativa per fornire servizi di assistenza in maniera migliore – ha detto durante la tavola rotonda Massimo Casciello, direttore generale del Sistema informativo del Ministero della Salute (guarda la videointervista di seguito) -. Tutti gli stakeholder dovrebbero avere accesso a un’informazione che non sia parziale, è un passo necessario per avere a disposizione i dati necessari a sviluppare sistemi di tecnoassistenza efficienti”.

Dello stesso parere anche Angelo Rossi Mori, ricercatore della E-health unit presso l’Istituto tecnologie biomediche del Cnr (guarda la videointervista di seguito). “Bisogna velocizzare il percorso verso il fascicolo elettronico condiviso – ha detto Mori –. Non ha senso poi che continuino a persistere differenze fra Asl e Asl. Serve un Patto per la Sanità digitale e capire quali sono le tecnologie più economiche che funzionano veramente. La telemedicina può fare la differenza anche per quel che riguarda il coinvolgimento del paziente e della continuità delle cure”.

Il Segretario della Fimmg Lazio Pier Luigi Bartoletti, invece, ha posto l’accento sulla necessità di promuovere una maggiore integrazione fra i protagonisti della filiera sociosanitaria. “Quello che manca per far prendere piede alla telemedicina è proprio l’integrazione – ha detto Bartoletti –. La collaborazione fra soggetti diversi rappresenta una priorità e l’obiettivo di fondo deve essere mettere al primo posto i bisogni delle persone. Solo in questo modo possiamo riuscire a pensare un servizio efficiente”. 

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