Epatite C, si chiama Secto il piano di prevenzione nella Regione Lazio

L'evoluzione di questa malattia si pu˛ battere con una efficace collaborazione tra ospedali e strutture territoriali

Affrontare precocemente l’infezione del virus dell’epatite C vuol dire evitare che la malattia evolva verso la cirrosi, condizione clinica che può mettere in pericolo la vita delle persone. È questo l’obiettivo di “Secto” il piano operativo che vedrà la collaborazione tra i Sert (Servizio per il trattamento delle dipendenze) di Roma e del Lazio e gli ospedali della Regione. Il coinvolgimento di queste strutture è fondamentale in quanto il virus dell’epatite C si trasmette facilmente tra i tossicodipendenti attraverso lo scambio di siringhe infette.

Una malattia a volte silenziosa ma molto pericolosa. L’epatite C è una malattia infettiva che può avere gravi conseguenze e mettere in pericolo la vita delle persone, nei casi in cui l’azione del virus fa degenerare il tessuto epatico innescando la cirrosi dell’organo, portando all’insufficienza epatica, o inducendo lo sviluppo di masse tumorali. Secondo quanto riportato anche dal ministero della Salute, che ha tracciato il profilo della malattia con una scheda sul proprio sito, “l’infezione spesso decorre in maniera asintomatica o presenta sintomi vaghi e aspecifici”.  “Secondo le stime e con tutte le dovute precauzioni – ha spiegato Claudio Leonardi, direttore dell'Unità di prevenzione e cura tossicodipendenze e alcolismo della Asl Roma C e coordinatore del progetto Secto – in Italia circa il 65% delle persone che hanno abusato di sostanze stupefacenti già in cura presso i Sert ha contratto l’infezione Hcv, mentre tale prevalenza scende, si fa per dire, intorno al 25% tra i nuovi pazienti. Questo dimostra che, ancora oggi, molti di questi pazienti a rischio non ricevono una diagnosi adeguata di epatite C e, soprattutto, non sono sottoposti ai trattamenti specialistici”.

L’arma più potente è la diagnosi precoce. Secto è nato proprio per reagire al dilagare del virus. I dati riportarti lo scorso 18 giugno a Roma durante la presentazione del progetto, riferiscono che l’Italia è uno dei Paesi europei con la più alta incidenza di infezioni da virus dell’epatite C. Nella nostra Regione le statistiche parlano di circa 600 morti ogni anno per malattie epatiche croniche o cancro del fegato correlate alla presenza del virus nell’organismo dei pazienti. “Oggi sappiamo con certezza – ha commentato Massimiliano Conforti, vicepresidente dell'associazione EpaC Onlus – che fermare l’epatite C è possibile e riteniamo che tutte le persone a rischio abbiano il diritto di essere sottoposte a un semplice test per rilevare l’infezione HCV e ricevere un counselling appropriato ed eventualmente un trattamento secondo parere medico, basato sulle linee guida correnti”.

@gianlucacasponi

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