Ministero della Salute, valide 180 giorni le ricette per i malati cronici

La durata precedente era limitata a 60 giorni. Il provvedimento è stato inserito nel decreto legge "Semplificazioni"

Passa da 60 a 180 giorni la validità delle ricette mediche rilasciate a pazienti portatori di malattie croniche. Il testo che ha modificato questa norma è contenuto nel Decreto Legge “Semplificazioni” ed era stato proposto dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Meno file dal medico di famiglia. La nuova scadenza delle ricette permetterà ai cittadini di recarsi meno spesso dal medico di famiglia. “Il malato – si legge sul ministero della Salute – potrà recarsi nello studio del proprio medico solo una volta ogni 6 mesi e si potranno prescrivere 6 scatoleogni ricetta (salvo naturalmente indicazioni diverse del medico curante). Uno snellimento burocratico che va a tutto vantaggio dei malati cronici e delle loro famiglie”.

Il ministro della Salute ha sottolineato l’importanza della novità che riguarda circa 14 milioni di italiani. “Abbiamo fatto – ha affermato Lorenzin – un importante passo in avanti nel segno della semplificazione delle regole a vantaggio di cittadini e operatori sanitari”.

Una buona norma ma che è possibile migliorare.Un provvedimento di questo tipo dimostra come sia possibile rendere migliore la vita dei cittadini con norme tutto sommato molto semplici. “La direttiva emanata dal governo Renzi – ha dichiarato a Bussola SanitàPier Luigi Bartoletti, segretario della Fimmg (Federazione dei medici di medicina generale) del Lazio – ci trova d’accordo. Del resto, già quattro anni fa, siamo stati noi a proporre di estendere a 12 mesi la validità delle impegnative rilasciate per effettuare esami diagnostici. I vantaggi per i cittadini sono stati tangibili, visto che non stati più costretti a tornare una volta al mese dal medico di famiglia per rinnovare la richiesta”.

“La prescrizione contemporanea di sei scatole di farmaco, tuttavia, può nascondere alcune ombre. Il cittadino – ha spiegato Bartoletti – si potrebbe trovare a dover pagare il ticket dovuto per sei scatole di farmaco, sommando una cifra che potrebbe non essere trascurabile. Inoltre, esiste la possibilità che lo specialista che ha in cura il paziente, dopo due o tre mesi, decida di modificare la terapia e il farmaco utilizzato, portando a sprecare le scatole restanti del farmaco originale. La nostra proposta per aggirare questo problema è di consentire al farmacista di scalare dalla ricetta una o due confezioni alla volta, allontanando il rischio di sprechi, mantenendo comunque valida la ricetta per tutti e sei i mesi”. 

@gianlucacasponi

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