Sanità elettronica, c’è ancora molto da fare

Secondo un rapporto prodotto dalla Commissione Ue, la condivisione digitale dei dati dei pazienti è ancora troppo frenata dalla mancanza di strumenti standard

La digitalizzazione della Sanità a livello della Medicina di base sta procedendo ma a passi lenti e con molte differenze tra un Paese europeo e l’altro. Lo certifica un’indagine condotta sulla materia dalla Commissione Europea e che ha visto i medici di famiglia italiani piazzarsi al nono posto nel confronto con i colleghi del vecchio continente.

I medici più avanti nel percorso della Sanità 2.0 provengono da Danimarca, Spagna e Norvegia. I dati sono stati ricavati attraverso un sondaggio effettuato su un campione di oltre 9000 medici di 31 Paesi, tra cui 416 medici di medicina generale italiani. I risultati sono incoraggianti per quanto riguarda l’adozione della cartella clinica digitale ma lo sono molto meno per quanto riguarda lo condivisione tra i medici delle informazioni dei pazienti, con la telemedicina che si trova ancora a uno stato embrionale.

Le infrastrutture esistono, ma non vengono usate al meglio. Lo studio appena pubblicato fa seguito a un lavoro identico eseguito nel 2007. Rispetto a questo, i tecnici della Commissione hanno osservato l’aumento della diffusione dei computer, ormai presenti nel 99 per cento degli studi dei medici di famiglia italiani. Molto lontana da questi picchi la presenza degli smartphone, in dotazione a circa le metà dei medici che solo in un caso su 10 usano un tablet. Il vero problema, sostanzialmente, è quindi nel mancato sfruttamento delle potenzialità di questi strumenti informatici.

“Il difetto del nostro Paese – ha osservato Piero Amodeo, membro del consiglio direttivo della Fimmg (Federazione italiana dei medici di famiglia) della provincia di Roma – è da individuare nelle troppe differenze che esistono tra i diversi sistemi informatici utilizzati dalle diverse strutture. Queste hanno attivato piattaforme basate su software proprietario che non è stato pensato per interconnettersi con sistemi analoghi presenti in altri ospedali, istituzioni o, nel nostro caso, con i programmi installati sui computer dei medici di famiglia”.  

“Un grande vantaggio per il cittadino – ha aggiunto Amodeo – potrebbe derivare dall’adozione della filosofia ‘cloud’, uno spazio virtuale unificato e condiviso all’interno del quale caricare tutti i dati della persona. Un sistema del genere dovrebbe essere però basata su un sistema programmato secondo standard condivisi sia in termini di contenuti da inserire in un tracciato record che di ‘linguaggio’ di trasmissione dei dati concordati e uguali per tutti come l'HL7".

Questi fascicoli sanitari elettronici  - ha concluso Amodeo - dovrebbero contenere l’intera storia clinica dei pazienti organizzata per problemi (una sorta di lista di tutte le malattie, incluse quelle ‘passate’, cioè dalle quali si è guariti) in una forma standardizzata e che sia velocemente accessibile e aggiornabile da tutti i medici, di qualunque specializzazione, che in questo modo potrebbero consultare e aggiornare in tempo reale i dati relativi alla presa in carico dell’assistito”.


@gianlucacasponi

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