Obiettivo normalitÓ

La sanitÓ deve tornare ad essere un settore importante gestito con competenza ed equilibrio

di Pierluigi Bartoletti

È  un ventennio che ormai nella nostra Regione la sanità è al centro del dibattito politico. Visti i risultati c’è da chiedersi se sia un bene o un male. Politicizzare un diritto non è mai un bene. Mi piacerebbe che la sanità uscisse dalle cronache e dagli slogan elettorali e tornasse a essere quello che deve essere. Un settore importante gestito con competenza ed equilibrio, al di fuori di lottizzazioni, di nomine di favore, di scandali, di malaffare. Pie intenzioni?  Illusione? O solo una speranza?

In questa regione mi piacerebbe che un medico che si sveglia ogni mattina vada a lavorare sereno, facendo il medico, tra persone che lo rispettano per quello che fa, che abbia come riferimento un’istituzione che lo “misura” per quello che sa fare e una categoria che lo aiuta a fare sempre meglio. Non come oggi dove si va a lavorare con l’ansia del quotidiano litigio con la persona esasperata, talvolta dell’aggressione, per non dire delle denunce. Una Regione normale, insomma, dove il medico fa il medico. Ed è contento di farlo.

Mi piacerebbe che una persona con un problema di salute possa con fiducia rivolgersi al sistema pubblico senza dover chiedere favori, senza dover alzare la voce e arrabbiarsi per tutelare i propri bisogni, senza dover pagare per avere ciò di cui ha bisogno.  Dove siano pubblicate via web le graduatorie aziendali per gli aventi diritto alle sostituzioni di continuità assistenziale, evitando  così favoritismi, dando fiducia a tutti quei medici giovani che cercano un lavoro seguendo le regole. Una Regione dove esista una programmazione degli interventi sanitari e la stima del fabbisogno sanitario, e dove, sulla base di questo, si possono calcolare i costi per il sistema ed i servizi necessari.

Una Regione Lazio normale, che fa normalmente ciò che viene fatto in molti sistema sanitari pubblici Europei. Dove ci si rende conto che non si possono avere 23 Primariati per la stessa branca nella stessa struttura, oppure personale dipendente posto a “minor aggravio”  e contemporaneamente utilizzare personale sanitario aggiuntivo acquisito con gare d’appalto per la stessa funzione.

Una Regione dove le tariffe sociali le fa il sistema pubblico, calmiere del mercato, in quanto finanziato dalla fiscalità generale e maggiore “acquirente” di prestazioni, e non il privato. Dove avere un figlio sia un percorso di gioia e non una corsa ad ostacoli tra ticket, esenzioni, liste d’attesa  e costi esagerati. Dove essere ammalati di tumore non diventi una sorta di calvario tra cavilli burocratici, richieste, pullman verso la Campania per la PET.

Insomma un posto civile, dove grazie ad un sistema ordinato ed efficiente cittadini, medici , operatori ed Istituzione collaborano insieme. Non un far west con bande uno contro l’altra armate che si spartiscono nomine, posti di potere, direzioni generali, sanitarie, primariati, e che si combattono giunta dopo giunta.

Abbiamo avuto nel passato ma abbiamo ancora strutture d’eccellenza, la migliore sanità possibile, nonostante manager da industria manifatturiera. L’incapacità dei manager sanitari, ha determinato danni, speriamo reversibili nel breve periodo. Dal Lazio ci si va a curare in Umbria, Abruzzo, Toscana, Lombardia, Campania, persino Molise. Incredibile. Nello stesso Lazio chi vive in provincia deve fare i viaggi verso Roma perché a Magliano Sabina, Acquapendente, Frosinone, Formia c’è rimasto poco.

Aldilà degli slogan, se si progettasse un percorso di ritorno alla normalità, dicendo semplicemente che l’obiettivo è quello di ridare credibilità a ciò che per mission deve essere credibile, il sistema sanitario, non solo con nomine coerenti con  gli obiettivi politici, ma con una politica coerente nei messaggi  e soprattutto nei comportamenti  conseguenti, probabilmente, giorno dopo giorno l’orgoglio di contribuire a migliorare il sistema crescerebbe nei cuori e nel cervello dei cittadini, degli operatori e degli amministratori onesti.  Ma serve la politica vera. Non quella da Django Unchained , ma quella che media, indirizza, assiste, programma e pensa al futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti e non alle prossime elezioni.

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