Sanità, con l’aumento dell’età media cambiano le esigenze dei pazienti

Gli anziani con malattie croniche hanno bisogno di un tipo di assistenza che li segua nel lungo periodo, per evitare il ricorso a ospedali e pronto soccorso

Negli ultimi 10 anni in Italia gli ultracentenari sono più che raddoppiati, toccando quota 15.080. Lo afferma l’Istat (Istituto nazionale di statistica) aggiungendo che la vita media degli italiani è aumentata di 2,4 anni per gli uomini e di 1,7 per quanto riguarda le donne. Questi dati conducono gli abitanti dello stivale a essere tra i più longevi del mondo, con una vita media che ha raggiunto i 79,4 anni per gli uomini e gli 84,5 per le donne. Non si tratta di un dato puramente statistico, ma di un fenomeno che comporta conseguenze anche dal punto di vista sanitario. Le persone più avanti con l’età, infatti, ricorrono ai servizi forniti dalla sanità soprattutto per seguire patologie di lungo corso come diabete e problemi respiratori.

Migliorare la gestione delle malattie croniche. Alla luce di queste emergenti necessità, i sistemi sanitari devono adattare la propria offerta per rispondere alle esigenze di persone che presentano soprattutto problemi cronici. “Le logiche che gli operatori sanitari dovranno in futuro applicare all’assistenza – ha spiegato a Bussola SanitàPier Luigi Bartoletti, segretario della Fimmg (Federazione italiana dei medici di famiglia) del Lazio – dovranno fare in modo che le persone anziane facciano il meno possibile ricorso ai pronto soccorso e agli ospedali in genere”.

Puntare sulla sanità territoriale. Le malattie croniche, infatti, hanno sostanzialmente bisogno di essere “accompagnate” nel loro decorso, evitando ricadute tali da portare la persona ad affrontare più ricoveri successivi. “Noi medici di famiglia – ha aggiunto Bartoletti – stiamo lavorando da anni per sviluppare un modello assistenzialeterritoriale che risponda a queste esigenze, ad esempio attraverso leUcp (Unità di cure primarie). Bisogna fare in modo, comunque, che le persone possano essere allontanate anche dai rischi tipici che corrono gli anziani, come ad esempio gli incidenti domestici e le cadute”.

L'esperienza degli alloggi protetti. Al di fuori delle strutture sanitarie le persone particolarmente a rischio potrebbe risiedere nei cosiddetti alloggi protetti, un tipo di appartamento molto diffuso nei Paesi del Nord Europa ma quasi sconosciuto in Italia. “Si tratta – ha spiegato Bartoletti – di alloggi, di interi condomini, pensati per essere a misura degli anziani che hanno problemi di salute e di deambulazione. Sono infatti privi di ogni barriera architettonica, interna ed esterna, ma vengono anche costruite incorporando strumenti ad alta tecnologia per il monitoraggio a distanza delle loro patologie. L’unico esempio italiano è rappresentato dalla Lombardia che ha creato 80 appartamenti di questo tipo. Dobbiamo muoverci anche in questa direzione se vogliamo dare un senso al nostro impegno di presa in carico a lungo termine dei pazienti cronici”.

@gianlucacasponi

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