Certificati sportivi, approvato un emendamento proposto dalla Fimmg

Nuove modifiche alla regolamentazione sulle visite per l'attivitą non agonistica

Negli ultimi mesi il Governo ha ripetutamente apportato delle modifiche alle leggi che regolano il rilascio dei certificati medici per attività sportiva non agonistica. Un decreto dell’ex ministro Renato Balduzzi aveva stabilito che i medici dovessero effettuare obbligatoriamente un elettrocardiogramma al momento della visita. Successivamente, all’interno del “Decreto del Fare”, era stata introdotta una norma che cancellava il precedente obbligo, lasciando scegliere al dottore se eseguire il test, anche allo scopo di consentire un risparmio economico ai cittadini. Una situazione nebulosa che aveva bisogno di un chiarimento da parte delle istituzioni. Negli ultimi giorni, infine, il Governo ha approvato un decreto che è stato discusso su impulso della Fimmg e che affida alla Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) l’emanazione di linee guida in materia.

Attraverso queste direttive i medici potranno essere supportati nella gestione dei pazienti. “È un bene che la Fnomceo indichi la direzione di massima verso la quale dovremo muoverci durante le visite – ha spiegato a Bussola SanitàGiampiero Pirro, responsabile settore comunicazione Fimmg del Lazio – ma spetterà ancora ai singoli medici la scelta di quali esami effettuare”.

L’elettrocardiogramma, in particolare, è un test che serve a diagnosticare alcune patologie, anche prima che i loro sintomi si manifestino. Tuttavia non è l’unico strumento a disposizione dei medici. “Le linee guida – ha aggiunto Pirro – non consentiranno in nessun caso di usufruire di uno scarico delle responsabilità professionali e legali legate alla singola visita. Si tratta di un fatto oltretutto naturale, dal momento che l’Ecg rappresenta solo uno degli strumenti diagnostici che devono essere usati nella valutazione dello sportivo amatoriale. Nei giovani, ad esempio, è fondamentale anche procedere all’auscultazione del cuore, alla ricerca di eventuali difetti valvolari, quelli che causano i “soffi al cuore” e che non sono rilevabili attraverso l’Ecg”.

La valutazione del paziente è un atto che il medico esegue mettendo in gioco anche il proprio intuito clinico.  “In base alla nostra esperienza professionale – ha concluso Pirro – possiamo decidere se inviare la persona da uno specialista o ritenere concluso il percorso diagnostico. Un processo che si basa sull’interpretazione dei segni clinici del singolo paziente che devono essere valutati secondo scienza e coscienza, andando ben oltre una linea guida”.

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