Lo svezzamento, una tappa fondamentale della crescita

Il divezzamento, o meglio l'introduzione dell'alimentazione complementare, è un passaggio fondamentale per la crescita dei bambini

Tutti i genitori si trovano davanti alla difficoltà di come gestire al meglio lo svezzamento e quando iniziarea introdurre le prime “pappe”.

Il latte materno è alimento fondamentale nelle prime fasi di vita di un bambino, mentre attraverso l’alimentazione complementare vengono progressivamente introdotti altri alimenti a complemento del latte che, preferibilmente e se possibile, deve essere il latte materno.

Lo svezzamento è un processo graduale, che varia da pochi mesi fino ad un massimo di un anno, e per seguire al meglio la dieta quotidiana del bambino è importante rispettare alcune indicazioni, rivolgendosi anche al pediatra, come spiega il Prof. Andrea Vania a Policlinico News.

 

IL DIVEZZAMENTO

“Il periodo dell’alimentazione complementare – spiega il Prof. Andrea Vania, Responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione pediatrica dell’AOU Policlinico Umberto I– Sapienza Università di Roma, è quel periodo transitorio della vita in cui il latte, materno o no, cessa di essere l’alimento esclusivo della dieta del bambino, venendo gradualmente sostituito da un pasto semisolido e poi da cibi solidi”.

Il divezzamento, dunque, ha un inizio ma deve avere fine e rappresenta un passaggio graduale da una dieta costituita da un solo alimento ad una variata (da una dieta liquida ad una semisolida e infine ad una solida).

Secondo l’OMS, nei primi 4-6 mesi di vita il latte umano è l’unico alimento necessario a soddisfare i bisogni nutrizionali di un bambino sano normale. Solo all’età di 6 mesi si dovrebbe iniziare a somministrare al lattante una varietà di cibi energeticamente più ricchi, in aggiunta al latte umano, per soddisfare le esigenze nutrizionali che cambiano con l’età del bambino.

Attualmente, si ritiene che il momento migliore sia dal compimento dei 6 mesi per la maggior parte dei bambini sani, a termine. Per chi è stato allattato con latte materno è sicuramente consigliabile iniziare lo svezzamento dopo i 6 mesi di vita. È importante attendere i 6 mesi o dopo, anche per chi è stato allattato con formula perché è un latte più ricco di proteine e c'è meno bisogno per il bambino di introdurre l’alimentazione complementare. Ogni caso è a sé, puntualizza comunque l'esperto.

 

L’ALIMENTAZIONE COMPLEMENTARE

L’introduzione dell’alimentazione complementare, nella dieta quotidiana del bambino, avviene in due fasi: la primissima pappa con la sostituzione di un pasto latteo con un pasto semisolido o solido e la fase della scoperta di  nuovi alimenti, gusti e consistenze che portano ad aumentare la varietà nella dieta.

Le quantità dei pasti sono altrettanto importanti: devono essere adeguate e non esagerate anche in termini di proporzioni tra i nutrienti. Nella somministrazione degli alimenti, sono da evitare sale e zuccheri aggiunti, almeno fino ai due anni, ed è importante prestare attenzione agli eccessi proteici.

L’ideale è “iniziare con i cibi più facilmente digeribili e più completi dal punto di vista nutrizionale del bambino, facendo attenzione alle specificità nutrizionali del bambino, che sono differenti da quelle di un adulto.

"Si possono anche dare gli alimenti presenti sulla tavola dei grandi, purché siano preparati secondo le esigenze del bambino. Attenzione, dunque, a preparazioni non adeguate all’età come cibi precotti o preparazioni industriali, cibi troppo piccanti o speziati”, prosegue il Prof. Vania.

Durante lo svezzamento, “le mamme non devono fare da sole” ma è importante seguire i consigli del proprio pediatra. Molti pediatri tengono in considerazione le osservazioni degli psicologi clinici sul passaggio all’alimentazione complementare. Se in passato si riteneva che la principale motivazione si dava più importanza a fattori di natura nutrizionale, legati a un aumento e al mutamento dei fabbisogni calorico-nutrizionali del bambino a partire dai 6 mesi, oggi “le motivazioni sono di ordine sia psiconeurologico che educativo”.

L’esperienza dell’alimentazione, infatti, è “centrale dal punto di vista delle abilità conoscitive e della qualità dell’esperienza del bambino”, conclude l’esperto del Policlinico Umberto I.

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