Impianto cocleare, la protesi per il trattamento della sordità

Grazie a una protesi speciale è possibile correggere la sordità, riacquistare il recupero dell'udito e il contatto con il mondo esterno

L’udito è il senso preposto a captare i suoni provenienti dall’esterno. Tra i disturbi dell’udito, variabili non solo nella tipologia, ma anche in origine e intensità, la sordità è la perdita totale delle capacità uditiva. Tale deficit interferisce gravemente sulla capacità comunicativa e relazionale dell’individuo.

Il 90% delle sordità severe-profonde dipendono da un danno a carico dell’orecchio interno (coclea) che porta alla perdita delle cellule sensoriali (cellule ciliate), con la conseguente diminuzione della capacità uditiva che può essere anche totale.

Da alcuni anni, è possibile correggere la sordità grazie ad una protesi speciale: l’impianto cocleare, che consente di recuperare una capacità uditiva simile a quella del normo-udente. A Policlinico News la Prof.ssa Patrizia Mancini, Responsabile del Centro Impianti Cocleari del Policlinico Umberto I e Coordinatore della Unità Clinica sugli impianti cocleari, presso la UOC di Otorinolaringoiatria, ha parlato del funzionamento della protesi e del suo impiego nella cura della sordità.

 

COS’È L’IMPIANTO COCLEARE

“L’impianto cocleare è una protesi speciale che viene utilizzata nella sordità severa, grave, profonda, soprattutto quando l’udito che è residuo dopo patologie audiologiche, provoca un’incapacità di comprendere il linguaggio e, quindi, è un ostacolo importante alla comunicazione umana. Noi facciamo questa procedura, dopo un’attenta valutazione nell’adulto e nel bambino, ma anche nell’anziano. Soprattutto nell’anziano, la sordità è andata crescendo negli ultimi anni e la qualità di vita, la socialità e l’autonomia di queste persone richiedono anche una buona comunicazione umana”, spiega l’esperta.

 

L'INTERVENTO CHIRURGICO

È possibile sottoporsi ad un intervento chirurgico di impianto della protesi solo presso i Centri Specialistici, come quello del Policlinico Umberto I di Roma.

“L’impianto cocleare per lungo tempo ha costituito un elemento di timore, soprattutto per le persone più lontane dagli aspetti clinici, perché comporta una chirurgia, ma non solo. Il timore era quello che per poterlo posizionare ci si avvicinasse troppo al comparto cerebrale. Di fatto è una protesi la cui parte impiantabile rimane sempre esterna e che si avvicina all’orecchio, a cui parla attraverso piccolissime quantità di corrente non percepibili dalla persona umana, ma sufficienti per rappresentare il linguaggio e quindi, per permettere al nostro cervello di creare un normale sviluppo del linguaggio, di ripristinare la memoria uditiva e sviluppare nel bambino e riprendere nell’adulto la capacità di ascoltare e di comunicare”, afferma la Prof.ssa Mancini.

L’impianto cocleare è costituito da due componenti:

1. interna, impiantabile (un elettrodo molto sofisticato)

2. esterna, indossata sull’orecchio (antenna, microfono e micro-processore) per l’analisi dei suoni e la trasmissione degli stessi direttamente al nervo uditivo

L’intervento non potrà essere effettuato se anche il nervo udito risultasse danneggiato.

 

COME FUNZIONA L'IMPIANTO COCLEARE

Il micro-processore funziona mediante batterie di piccole dimensioni e di vari tipi: ricaricabili della durata media di 8 ore o di 25 ore, a distanza, usa e getta.

Per i bambini sono a disposizione una curvetta del microfono provvista di led luminoso che indica la funzione spento/acceso, mentre gli adulti possono usufruire di una curvetta con microfono esteso per facilitare l’utilizzo del cellulare.

 

LA RIABILITAZIONE POST INTERVENTO

Tutti i pazienti, dopo l'intervento chirurgico, devono seguire un programma diriabilitazione audiologica che verrà effettuato dal logopedista, un professionista specializzato nel campo degli impianti cocleari.

“La percezione uditiva è il prerequisito dell’apprendimento del linguaggio e del normale sviluppo cognitivo nel bambino”. Per questo motivo la tempestività nella diagnosi è fondamentale: “Quanto prima si diagnostica e si interviene per correggere la sordità e si avvia la riabilitazione, tanto maggiori saranno i risultati positivi, soprattutto per l’apprendimento del linguaggio, se si tratta di bambini”, aggiunge la Prof.ssa Mancini.

 

IL CENTRO IMPIANTI COCLEARI DEL POLICLINICO UMBERTO I

Il Centro dell’Umberto I – Sapienza università di Roma è stato avviato nel 1993 dal Prof. Roberto Filipo, con l’impianto cocleare Clarion. Negli ultimi 5 anni, tutti i modelli di impianti cocleari hanno subito notevoli progressi tecnologici, con un miglioramento significativo sia nell’aspetto funzionale che in quello estetico.

Gli impianti cocleari ormai sono inseriti nei livelli essenziali di assistenza (LEA). “La nostra esperienza nasce già dal fatto che noi siamo Centro di Riferimento di I, II e III Livello e, quindi, abbiamo un particolare sguardo verso la sordità infantile, soprattutto dal punto di vista riabilitativo”, sottolinea l'esperta del Policlinico Umberto I.

Ad oggi, il Centro nonostante abbia impiantato la protesi su circa 900 pazienti, ne segue più di 1.000, per il grande flusso di pazienti da altri Centri e da altre zone d’Italia.

La materia richiede un’attenta formazione specialistica e multidisciplinare. L’Università Sapienza di Roma nel 2019 ha attivato un Master di I Livello, che terminerà a maggio 2020, "La regolazione dell'impianto cocleare: teoria e pratica". Il percorso formativo, diretto dalla Prof.ssa Patrizia Mancini, consente di acquisire un corretto approccio alla gestione dell'individuo portatore di impianto cocleare, sia adulto che bambino.

Per informazioni - mail: p.mancini@uniroma1.it; tel. 06 49976703

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