Ernia della parete addominale, come prevenire le complicanze

Patologia benigna ma da trattare precocemente per scongiurare un decorso post-operatorio complesso con gravi complicanze per il paziente

COS’É L’ERNIA E COME SI CURA

“L’ernia è la fuoriuscita di un viscere da un contenitore che normalmente lo contiene, quindi, se parliamo di ernia addominale, è la fuoriuscita di un ‘qualche cosa’ da un orificio che si è preformato per motivi costituzionali e/o chirurgici, quindi post- incisionali”.

È una patologia benigna, che può diventare molto complessa se non trattata tempestivamente. Intervenire all’inizio della problematica è fondamentale, altrimenti l’ernia può portare a problemi di tenuta della parete addominale, a medio e lungo termine, come per esempio la torsione di un viscere o di un peduncolo, il laparocele o la diastasi dei muscoli retti, spesso postume nell’uomo a un precedente intervento mal riuscito, nella donna alla gravidanza e al parto.

Ne ha parlato a Policlinico News il Prof. Francesco Gossetti, Responsabile del Programma Parete Addominale attivo presso la UOC Chirurgia della Parete Addominaledel Policlinico Umberto I di Roma, diretta dal Prof. Paolo Negro, anche Direttore del Master universitario di II Livello ‘Abdominal Wall Reconstruction (AWR).  

 

ERNIA, COME PREVENIRE LE COMPLICANZE

L’ernia inguinale è una patologia molto frequente:

  • in Italia si operano circa 200.000 ernie all’anno

  • colpisce più gli uomini che le donne

  • si può verificare anche nei neonati

Non esistono strategie o misure specifiche in grado di prevenire l’ernia, ma è importante prevenire le complicanze. Che si tratti di ernia ombelicale, epigastrica, inguinale, crurale, otturatoria, si tratta di una patologia di per sé benigna ma che può dare dolore e fastidio localmente e occasionalmente. L’incarcerazione e lo strozzamento dei visceri fuoriusciti possono portare a complicazioni. “Bisognerebbe sempre evitare – spiega prof. Gossetti – che la situazione del paziente degeneri al punto di essere costretto ad usare cinti o pancere per sostenere la pancia”.

“Le raccomandazioni sono soprattutto per i casi in cui ci sono delle patologie che favoriscono l’ernia della parete, come per esempio tutte le patologie a carattere vascolare. In questi casi, infatti, c’è proprio un deficit genetico; per esempio chi ha l’aneurisma dell’aorta addominale, ha anche un deficit sulla parete addominale e quindi è più soggetto ad avere laparoceli post intervento chirurgico”, ha aggiunto il prof. Gossetti.

 

CHIRURGIA DELLA PARETE ADDOMINALE

Per l’ernia la terapia chirurgica prevede la ricollocazione del viscere erniato nella sua sede naturale. L’intervento viene eseguito da chirurghi specialisti in chirurgia dell’ernia e della parete addominale.

La chirurgia della parete addominale ha fatto molti passi in avanti nel trattamento delle ernie e da venti anni può contare sull’introduzione di nuove tecniche chirurgiche, quali la laparoscopia e di nuove tecniche di riparazione, anche grazie all’innovazione tecnologica ed ai nuovi materiali disponibili.

"Le ernie secondarie ad intervento chirurgico, non primitive dunque, sono molto frequenti: c’è un incidenza di circa 12.000 interventi di laparocele l’anno. Prevenirle è difficile ma, la cosa importante è curarle precocemente!”, ha sottolineato il Prof. Gossetti.

“L’intervento, quando è piccolo, è abbastanza semplice con una degenza di 4-5 giorni. Naturalmente, più diventa complicato e più sarà necessario ricostruire completamente la parete addominale che, a nostro avviso, va considerato come un vero organo, cioè non solo come un contenitore. Nei casi più complessi, dove è necessario ricostruire tutta l’integrità della parete addominale, si tratta di interventi con tempi molto lunghi, anche 10-12 ore, che richiedono capacità tecniche particolari”.

Nel decorso postoperatorio, il paziente dovrà adottare misure che variano a seconda del tipo di intervento effettuato, a fronte della gravità della patologia trattata e delle sue condizioni di salute.

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