I vantaggi della microchirurgia nei tumori del distretto testa-collo

I grandi benefici della microchirurgia nel trattamento delle patologie neoplastiche del distretto testa-collo: una tecnica particolarmente adatta per le ricostruzioni ossee, con risultati funzionali ed estetici di altissimo livello

La microchirurgia, ovvero il ramo della chirurgia di altissima precisione che prevede l’uso del microscopio operatorio, aiuta i pazienti colpiti da tumori della testa e del collo, che necessitano di trattamenti chirurgici particolari.

Nelle patologie maligne del cavo orale, i pazienti traggono evidenti benefici da questa tecnica grazie alla possibilità di approcci mininvasivi – già impiegati con successo in altri ambiti, dall’oftalmologia all’otorinolaringoiatria fino alla neurochirurgiache offrono la possibilità di ricostruire anche segmenti estremamente ampi, con risultati impensabili fino a qualche anno fa.

 

LA MICROCHIRURGIA NEL TRATTAMENTO DELLE PATOLOGIE NEOPLASTICHE

In Italia, si scoprono ogni anno circa 25.000 nuovi casi di tumori che interessano il distretto testa e collo (compresi quelli della tiroide). L’età media è superiore ai 50 anni ma nel 15% circa dei casi si tratta di pazienti giovani.

Queste neoplasie riguardano 4 persone ogni 100mila e rappresentano il 5% della casistica inerente a tutti i tipi di carcinoma, con un’incidenza maggiore tra le patologie maligne nell’uomo (4%) rispetto alla donna (1%).

Il Prof. Valentino ValentiniResponsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Maxillo-Facciale della AOU Policlinico Umberto I di Roma, a Policlinico News ha parlato dell’incremento delle patologie neoplastiche del distretto testa-collo e delle possibilità offerte dalla microchirurgia. 

Le conseguenze estetiche e funzionali che derivano da formazioni maligne del cavo orale, anche se oggi risolvibili, implicano per il paziente la necessità di sottoporsi a trattamenti chirurgici particolari.

La microchirurgia ha un ruolo cruciale nel trattamento di questi casi: grazie alla cosiddetta rivascolarizzazione dei lembi liberi (losanghe di pelle di cui si ricostruisce microchirurgicamente la continuità di arterie, vene e nervi) è possibile restituire al paziente, nello stesso tempo sottoposto a intervento demolitivo per la rimozione della neoplasia, una morfologia e una funzione quantomeno accettabili.

“Ad oggi la microchirurgia rappresenta lo step più evoluto nella ricostruzione del cavo orale”, ha dichiarato il Prof. Valentini, Ordinario in Chirurgia maxillo-facciale all’Università Sapienza di Roma, mettendo in luce i vantaggi rispetto al passato: “Fino a non molti anni fa patologie oncologiche interessanti lingua, mucosa della guancia, palato, strutture ossee come il mascellare superiore e la mandibola, ma anche altre situazioni altamente destruenti, secondarie a gravi traumi del volto non potevano avvalersi delle metodiche ricostruttive associate alla microchirurgia”.

 

L’IMPIEGO DELLA MICROCHIRURGIA: VANTAGGI E AMBITI DI APPLICAZIONE

La microchirurgia non è una tecnica nuova, ma le metodiche odierne la rendono particolarmente innovativa in molti campi. Dai primi esperimenti in Svezia nel 1921 alla chirurgia oculistica negli anni Quaranta, fino agli interventi di chirurgia della mano negli anni Sessanta in Giappone, Cina e Australia. Oggi, con l’applicazione della microchirurgia per il reimpianto di aree anatomiche amputate, ormai piuttosto comune, si cerca sempre di limitare al massimo i segni cutanei per il paziente.

La microchirurgia – ha evidenziato il Prof. Valentini – è un ramo della chirurgia di altissima precisione che si avvale dell’utilizzo del microscopio operatorio, capace di ingrandire fino a 40 volte, adatto alla visione stereoscopica che consente l’uso di ferri chirurgici sotto l’obiettivo. Con la microchirurgia è possibile ricostruire anche segmenti estremamente ampi: ad esempio, una emi-mandibola interessata da patologia neoplastica maligna, ma anche tutta una mandibola interessata da forma neoplastica benigna.

É possibile intervenire in questo modo proprio grazie ad approcci mininvasivi, che vengono impiegati anche in oftalmologia, otorinolaringoiatria, in neurochirurgia e in molti altri ambiti: sterilità tubarica, riparazione del dotto deferente, chirurgia traumatologica ricostruttiva e in altri campi.

I risultati sono eccellenti nel caso della ricostruzione ossea. “L’enorme vantaggio – ha sottolineato ancora il Prof. Valentini – è la possibilità di ricostruire l’osso in maniera estremamente precisa sotto la direzione di una metodica computerizzata. Ad esempio, da un’ala iliaca, una parte del bacino, può essere prelevato la porzione di osso utilizzando delle rime di taglio, piccoli apparecchi studiati appositamente da ingegneri biomedici con i quali studiamo insieme per ogni caso il programma di ricostruzione ma ancora prima quello di demolizione, ove necessario. Nel caso di ricostruzioni ossee della mandibola il paziente può essere addirittura riabilitato mediante una implantologia dentale che gli consentirà di recuperare oltre che da un punto di vista estetico, fisiognomico, quasi il cento per cento della masticazione”.

 

MICROCHIRURGIA, QUANDO NON È RACCOMANDATA

La microchirurgia, tuttavia, non è una tecnica valida in tutti casi. Non si interviene con la microchirurgia quando il paziente è gravemente deperito o presenta delle co-morbilità, come diabete scompensato o cardiopatia grave, ha precisato il Prof. Valentini.

Non costituisce invece alcun problema l’età avanzata del paziente, ma bisogna valutare i termini di tempo operatorio, con l’obiettivo di “poter concludere oggi in 5/6 ore interventi particolarmente delicati e importanti che fino a 10 anni fa richiedevano una presenza continua al tavolo operatorio non inferiore alle 8/10 ore”.

 

 

 

 

 

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