Pancreatite cronica e acuta, come riconoscerla e come si cura

Arriva all'improvviso e compromette la funzionalità del pancreas. Un paziente su dieci può morire. Ecco i sintomi e come si può curare

La pancreatite è un’infiammazione del pancreas e può essere di due tipi. C’è la pancreatite cronica che si manifesta e tende a perdurare e ad aggravarsi nel tempo e la pancreatite acuta che appare in modo improvviso e violento.
Il pancreas è una ghiandola che si trova dietro lo stomaco e vicino al duodeno. Secerne i succhi digestivi nel duodeno attraverso il dotto pancreatico. Questi succhi, detti anche enzimi pancreatici si mescolano alla bile, liquido prodotto dal fegato che viene conservato nella colecisti, che serve per digerire gli alimenti.
inoltre, il pancreas rilascia gli ormoni, quali insulina e glucagone, nel sangue.

Gli enzimi digestivi secreti dal pancreas diventano attivi quando raggiungono l’intestino tenue. Tuttavia se il pancreas si infiamma, i tessuti pancreatici vengono attaccati e danneggiati dagli stessi enzimi.

I sintemi tipici della pancreatite sono:

  • dolore graduale o improvviso all’addome superiore
  • gonfiore addominale
  • nausea e vomito
  • febbre

 

PANCREATITE CRONICA E ACUTA

Ci sono due forme di pancreatite:

  • cronica
  • acuta

Nella pancreatite cronica i sintomi non sono riconoscibili immediatamente. Infatti, spesso viene scoperta in seguito a causa di episodi acuti.
Nella pancreatite acuta i sintomi sono immediati e legati al processo di autodigestione del pancreas. Il paziente, in modo eclatante, accusa un dolore addominale molto intenso e che si irradi anche al dorso. Si può manifestare anche febbre e vomito.
Nella pancreatite cronica, la cura essenziale è condurre uno stile di vita sano. Bisogna limitare il consumo di alcol e sigarette, seguire una dieta equilibrata. Infatti, proprio l’assunzione di alcolici e tabacco sono spesso concause della nascita della pancreatite.
Nella pancreatite acuta, necessita un tempestivo intervento chirurgico che può salvare realmente la vita al paziente.  È quanto conferma il Prof. Piero Chirletti, Direttore della UOC Chirurgia Generale e Malattie del Pancreas del Policlinico I di Roma: «quando c’è danno da pancreatite acuta c’è distruzione del tessuto». Ovvero ci sono delle aree compromesse che vanno tolte chirurgicamente per evitare il processo di necrosi.

 

COME RICONOSCERE LA PANCREATITE E QUALI SONO LE CAUSE

Ci sono diverse forme cliniche in cui la pancreatite si manifesta. Possiamo riassumerle sotto tre categorie:

  • acuta lieve;
  • acuta moderata;
  • acuta grave e severa, necrotizzante. 

 Tra le cause più frequenti di pancreatite acuta ci sono i calcoli biliari, ovvero piccole forme di bile solidificate che infiammano il pancreas attraverso il dotto biliare comune.
Un’altra causa è il consumo di alcolici. La pancreatite acuta può manifestarsi entro poco tempo.
Tra le principali cause possiamo annoverare:

  • traumi addominali;
  • farmaci;
  • infezioni;
  • tumori;
  • anomali genetiche del pancreas. 

 

PANCREATITE CRONICA: DIAGOSI E CURA

Sia dal punto di vista terapeutico, sia dal punto di vista diagnostico, la medicina ha fatto grandissimi progressi sullo studio della pancreatite acuta, tanto da essere considerata una malattia facile da curare, per quanto resta molto rara.

Resta tuttavia un 10% di casi in cui si sviluppa una pancreatite acuta grave. Infatti, il Prof. Chirletti afferma che: «i pazienti con pancreatite acuta grave-severa che muoiono nella stragrande maggioranza per lo sviluppo di un’insufficienza multiorgano» - detta in altri termini – MOFS (Multiple Organ Failure Syndrome) - «e per la quale tutte le terapie che a volte si sono attuate, finiscono per essere poco attendibili e anche fallimentari».

L’intervento chirurgico è fondamentale per salvare la vita del paziente. «La pancreatite grave all’esordio (non tanto la pancreatite acuta lieve o la pancreatite acuta moderata o severa) innesca una risposta infiammatoria sistemica così severa, quella che si definisce la cytokine storm - letteralmente una tempesta di citochine in circolo - che finisce per danneggiare il polmone, il cuore, il cervello, i reni; per cui questi pazienti muoiono nella prima settimana dall’esordio della malattia».
Il Prof. Chirletti afferma che: «grazie all’esperienza maturata dalla nostra Unità operativa all’interno del Policlinico, abbiamo formulato un percorso terapeutico specifico che ha finito per darci molte soddisfazioni e ci ha consentito di ridurre la mortalità di questo strettissimo gruppo di malati che, purtroppo, spesso non vengono trattati in altre Istituzioni, scendendo dal 60-70% al 24% dei casi».
Quindi, se è vero che la mortalità rimane elevata, ci sono importanti progressi su questa malattia.

Se vuoi ricevere gli aggiornamenti Bussola Sanità

Seguici su

  • facebook
  • twitter

Iscriviti alla nostra

  • newsletter