Malattie Autoimmuni: cosa c'è da sapere

Le patologie autoimmuni sono malattie infiammatorie croniche che colpiscono quasi il 5% della popolazione occidentale. Come si manifestano e come avviene la diagnosi

Lupus, artrite reumatoide e la Sindrome di Sjögren sono solo alcune delle malattie autoimmuni più comuni. Parlando di malattie autoimmuni ci si riferisce ad gruppo costituito da oltre 80 diverse patologie croniche, che colpiscono quasi il 5% della popolazione in occidente.
Un tema affrontato sulle pagine di Policlinico News, con la partecipazione del Prof. Francesco Le Foche, immunologo del Policlinico Umberto I.

 

MALATTIE AUTOIMMUNI: COSA SONO

"Le malattie autoimmuni - spiega il professor Le Foche - sono delle malattie infiammatorie croniche che si caratterizzano per la presenza nel sangue di auto-anticorpi, cioè anticorpi che aggrediscono il proprio organismo".

Si tratta di patologie rare e molteplici - continua l'immunologo - e può anche capitare sia difficile identificare il sottogruppo di appartenenza di quella in esame.

Tra le più frequenti possiamo elencare:

  1. Lupus erimatoso sistemico (LES): una malattia particolarmente grave;

  2. Sindrome di Sharp o connettivite mista:. una sindrome molto rara che si caratterizza per l'elevata presenza nel sangue degli anticorpi anti-U1 RNP ed in cui si sovrappongono aspetti clinici del lupus eritematoso sistemico, della sclerosi sistemica e della polimiosite;

  3. Artrite reumatoide: che colpisce le articolazioni e provoca dolore, tumefazione e una rigidità che porta ad una limitazione del range del movimento e della funzione delle articolazioni;

  4. Connettivite indifferenziata. Un insieme di malattie autoimmuni che ancora non si differenzia nelle varie patologie.

  5. Sindrome di Sjögrencaratterizza dalla progressiva distruzione di ghiandole esocrine (cioè le ghiandole salivari minori, le ghiandole lacrimali o parotidi) mediata dai linfociti di tipo T. 

"In termini generali si possono verificare degli overlapping di queste patologie, ovvero una sovrapposizione; la diagnostica di sottogruppo è fondamentale perché prevede una terapia diversa".

 

QUALI SONO I POSSIBILI SINTOMI 

Le malattie autoimmuni possono esprimersi sotto qualsiasi forma clinica e colpire diversi organi o apparati. I sintomi con cui possono manifestarsi inizialmente possono essere:

  • febbre

  • sindrome da trombosi profonde

  • insufficienza renale

  • insufficienza respiratoria

  • sindrome schizofrenica

  • poliabortività

 

LE DONNE SONO LE PIÙ COLPITE

Le malattie autoimmuni colpiscono maggiromente soggetti di sesso femminile. Come spiega il Dott. Le Foche "queste tipologie di malattie attaccano più le donne che gli uomini perché l'aspetto ormonale gioca un ruolo importante nella manifestazione della patologia, assieme ad infezioni virali o a stress biologici importanti". Dal Ministero della Salute si chiarisce che le differenze di genere, non si limitano semplicemente alla diversa prevalenza; va tenuta in considerazione anche le variabilità per quanto riguarda:

  • gravità dei sintomi

  • decorso della malattia

  • risposte alle terapie

  • tasso di sopravvivenza.

"Tra i vari accertamenti preventivi alla gravidanza - continua il Prof. Francesco Le Foche- bisognerebbe fare anche degli accertamenti per valutare la predisposizione a sviluppare una malattia autoimmune, fondamentale soprattutto per la sindrome da poliabortività; si verificano in questi casi delle trombizzazioni dei vasi placentari che portano il feto alla morte". 

 

MALATTIE AUTOIMMUNI: DIAGNOSI 

La diagnosi inizia con il medico di base che deve valutare se vi sia la necessità di richiedere una consulenza specialistica per queste patologie. "Si procede subito con un esame del sangue - ha specificato Le Foche dove si analizzano gli indici infiammatori (come la VES e la proteina C-reattiva). Qualora siano elevati, si procede con un profilo auto-anticorpale cioè quella che viene definita in termini tecnici semeiotica sieroimmunologica delle connettiviti. Si studiano gli auto-anticorpi, soprattutto quelli anti-nucleo e anti-ENA, che definiscono subito il quadro biologico, di laboratorio, della malattia. Nei casi in cui il paziente venga subito indirizzato ad uno specialista, la diagnosi si fa in 10-15 giorni al massimo".

Per quanto riguarda le cure, il professore ha chiarito: "L'immunologo, a sua volta, deve collaborare con altri specialisti come neurologi, nefrologi e reumatologi a seconda delle manifestazioni della malattia. Terapie ce ne sono tante: corticosteroidee, immunosoppressori fino ad arrivare ai farmaci di nuova generazione, come quelli biologici, che in alcuni sottogruppi di malattie sono fondamentali".

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