Come si effettua un trapianto di cellule staminali

Le cellule, precedentemente prelevate da un donatore sano, vengono infuse per via endovenosa

Le staminali sono cellule presenti in tutti gli esseri umani, indifferenziate, perciò in grado di trasformarsi, potenzialmente, in cellule di qualunque organo e tessuto del nostro corpo. In alcune malattie del sangue, come nel caso della leucemia, linfomi, mielomi, il trapianto di cellule staminali definite ematopoietiche, rappresenta una speranza di guarigione.  L’impianto di cellule sane da donatore permette di sopperire all’arresto completo della produzione di determinati elementi del sangue come globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.

Questo tipo di cellule staminali si trovano nel sangue periferico, sia nel midollo osseo che nel sangue del cordone ombelicale.  

Di come viene effettuato un trapianto di cellule staminali emopoietiche ne ha parlato a Policlinico News, la Dott.ssa Serelina Coluzzi, responsabile della UOS Immunoematologia Speciale del Policlinico Umberto I di Roma.

 

 

Trapianto di cellule staminali: di cosa si tratta?

“Il trapianto di cellule staminali emopoietiche – come ha spiegato la Dott. Coluzzi - è una procedura che prevede praticamente la ripopolazione del midollo osseo del paziente affetto da una patologia prevalentemente di tipo onco-ematologico, anche se ci sono delle patologie non ematologiche che attualmente ne possono beneficiare; consiste nella sostituzione del midollo malato che viene ripopolato dalla cellula staminale di un donatore sano”.

 

Da dove vengono prelevate le cellule staminali?

“Attualmente la maggior fonte deriva dal midollo e dal sangue periferico. Quella cordonale è una piccolissima parte, e non perché ne abbiamo poco ma perché, seppur il sangue di cordone presenti alcuni vantaggi, in realtà quasi sempre la quantità di sangue che è bancabile, cioè che è possibile mettere da parte è poca per poter essere utilizzata in quantità sufficiente ad ottenere poi l’effetto desiderato dal ricevente”.

 

Le tipologie di trapianto di cellule staminali. 

Il trapianto di cellule staminali emopoieutiche può essere di diversi tipi.

Il primo è il trapianto autologo di CSE da midollo osseo. In questo caso il campione di midollo osseo proviene dal paziente stesso. Il campione viene conservato in azoto liquido a -196°C e reimpiantato nell’organismo. Questo autotrapianto permette la ripresa dell’emopoiesi, ovvero della rigenerazione delle cellule del sangue, senza che si riscontrino possibilità di rigetto. “Il trapianto di cellule staminali può essere di tipo autologo quando la cellula staminale proviene dallo stesso paziente, da cui viene prelevato in una fase di malattia in cui il midollo non è interessato dalla malattia stessa, viene trattato, purificato in un determinato modo e viene poi rinfuso nel momento opportuno al paziente stesso”.

 

Trapianto allogenico di CSE da midollo osseo. In questo caso, le staminali del midollo osseo che verranno trapiantate nel paziente, non provengono dai suoi stessi tessuti, ma da quelli di un consanguineo o di un donatore compatibile. “Più spesso, è un trapianto di tipo allogenico, cioè il donatore è diverso dal paziente, come per esempio un donatore in ambito familiare, un donatore di sangue cordonale o, ancora, un donatore di Registro”.

 

Come vengono scelti i donatori?

“La prima scelta ricade nell’ambito familiare, quindi tra fratelli, però questo può essere possibile soltanto nel 25-30% dei casi. Quindi, in media, poco più di un paziente su quattro può beneficiare di una donazione all’interno della sua famiglia. Più recentemente si è ricorsi anche alla procedura del trapianto così detto aploidentico, è il caso in cui il donatore è per metà geneticamente uguale al paziente".

Come si prepara il paziente al trapianto?

"Il paziente per ricevere le cellule staminali ha subito un Protocollo di Condizionamento che consiste nell’infusione, nella settimana precedente al trapianto, di farmaci ed eventualmente anche di terapia radiante, necessari per creare le condizioni ideali affinché le cellule staminali, una volta infuse, possano procedere secondo il fenomeno così detto dell’homing. Questo processo è fondamentale perché permette alle nuove cellule trapiantate di ‘tornare a casa’, nella nicchia all’interno del midollo osseo dove poi iniziano a proliferare, ripopolandolo di cellule sane, e a differenziarsi.  Le nuove cellule sane, infatti, daranno poi origine a tutti gli elementi corpuscolati del sangue, globuli rossi, bianchi, tutta la sottopopolazione dei globuli bianchi e le piastrine.”

Come vengono prelevate le cellule staminali?

“Queste cellule staminali vengono infuse, dopo essere state prelevate in anestesia, di solito con punture multiple delle ossa del bacino, previo ricovero che dura al massimo 48 ore”.

 

Esistono rischi per il donatore di midollo osseo?

“Non ci sono grossi rischi che, comunque, vengono sempre attentamente valutati. Il donatore viene sottoposto ad una serie accuratissima di esami, a colloqui psicologici e ad una valutazione clinica e laboratoristica estremamente attenta e scrupolosa. I rischi sono generici, quasi sempre legati all’anestesia ma che vengono attentamente valutati pre-donazione dall’anestesista. Inoltre, si può accusare dolenzia nel punto del prelievo nelle ore successive alla donazione che però viene assolutamente controllato con l’uso di comune terapia anti-infiammatoria e antidolorifici”.

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