Scompenso cardiaco: quali sono i sintomi e come si cura

Oltre 2 italiani su 10 sono colpiti da insufficienza cardiaca, una condizione che causa difficoltà respiratoria e gonfiore degli arti inferiori. Ecco quali sono i segni e come si cura

In Italia oltre un milione di persone sono colpite da scompenso cardiaco, secondo i dati del 2016 raccolti dall’ESC, Società Europea di Cardiologia. Provoca 190mila ricoveri all’anno, posizionandosi al secondo posto tra le cause di ricovero in ospedale, dopo il parto naturale. L’insufficienza cardiaca è una condizione in cui il cuore non è più capace di pompare e distribuire il sangue ossigenato in misura adeguata alla richiesta dei tessuti del corpo. 

Dei segni da non sottovalutare e delle terapie adeguate ne ha parlato a Policlinico News il Prof. Antonio Ciccaglioni, Responsabile del Centro di Elettrostimolazione Cardiaca del Policlinico Umberto I° di Roma.

 

COS’È LO SCOMPENSO CARDIACO

Lo scompenso cardiaco è una patologia che impedisce al cuore di pompare adeguatamente il sangue all’interno del nostro corpo. Quando si è colpiti da questa disfunzione, infatti, il muscolo cardiaco non è in grado di assolvere alla sua normale funzione contrattile di pompa, non riuscendo a garantire il normale fabbisogno di sangue a tutti gli organi.

In Italia, secondo alcune recenti statistiche, sono 1.500.000 le persone che soffrono di questa condizione, con 170.000 nuovi casi che si registrano ogni giorno e circa 500 ricoveri giornalieri imputabili a questo fenomeno.

 

INSUFFICIENZA CARDIACA: QUALI SONO I SINTOMI

“Lo scompenso cardiaco non è sempre clinicamente evidente: nello stadio precoce, infatti, i pazienti molto spesso non presentano sintomi rilevanti, se non affanno provocato da sforzi fisici”. Nello stadio avanzato della patologia, invece, “i segni dello scompenso cardiaco diventano più impattanti in termini di qualità della vita”.

Il paziente affetto da insufficienza cardiaca può presentarsi contemporaneamente alcuni dei seguenti sintomi:

  • dispnea (mancanza di fiato) da sforzo e, in alcuni casi, anche dispnea a riposo;
  • edema degli arti inferiori;
  • astenia;
  • difficoltà respiratorie in posizione supina;
  • tosse;
  • addome gonfio o dolente;
  • perdita di appetito;
  • confusione;
  • deterioramento della memoria.

 

SCOMPENSO CARDIACO: LA TERAPIA  

La cura per lo scompenso cardiaco prevede due trattamenti diversi, ma che vengono richiesti in concomitanza. Gli specialisti richiedono di modificare alcuni difetti che riguardano lo stile di vita, contemporaneamente all’assunzione di alcuni farmaci. La terapia farmacologica prevede l’assunzione di medicinali che sono in grado di ridurre la mortalità e migliorare i sintomi. I medicinali che vengono somministrati sono:

  • diuretici;
  • inibitori dell’enzima di conversione di angiotensina (ACE);
  • bloccanti del ricettore dell’angiotensina II (ARBs);
  • betabloccanti.

Molto spesso l’approccio farmacologico può non essere sufficiente, perché la patologia potrebbe essere è riconducibile ad una malattia delle arterie coronariche. In questi casi sono necessarie alcune procedure, come: stenting, palloncini, angioplastica e l’impianto di bypass.

In determinati pazienti potrebbe essere richiesta una terapia che prevede l’utilizzo di un dispositivo, “è possibile trattare la patologia con la terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT), - continua il Prof. Ciccaglioni - quest’approccio prevede una stimolazione in tre camere del cuore, l’atrio destro e i due ventricoli. Lo scopo è quello di sincronizzare i due ventricoli per ripristinare una contrazione ottimale. La stimolazione CRT può essere eseguita con un pacemaker o con un defibrillatore cardioverter impiantabile, in grado di offrire un’ulteriore misura di sicurezza per il paziente in caso di arresto cardiaco improvviso". 

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