Più di un malato su 2 sopravvive al Linfoma follicolare

In 13 anni la chemio-immunoterapia ha aumentato l'aspettativa di vita dei pazienti oncologici. Lo ha dimostrato uno studio dell'Istituto europeo di oncologia

Il 66% dei pazienti possono sconfiggere il linfoma follicolare, il tumore del sangue più frequente dopo l'Hodgkin. Un recente studio dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, condotto su 134 pazienti, ha evidenziato come più di un paziente su due sia riuscito a sopravvivere dopo la diagnosi del tumore del sangue.

I ricercatori lo hanno definito "un risultato impensabile solo 15 anni fa", un traguardo raggiunto grazie alle nuove cure, come la chemio-immunoterapia, che permettono una lunga aspettativa di vita anche a pazienti con linfoma follicolare ad alto rischio.

 

LINFOMA FOLLICOLARE

Per linfoma follicolare si intende quel gruppo di neoplasie caratterizzate dalla presenza di linfociti “maligni” che hanno origine dalle cellule del centro follicolare dei linfonodi. I pazienti colpiti da questo tipo di tumore possono essere sottoposti all’ingrandimento dei linfonodi superficiali e profondi e da altri sintomi del linfoma come splenomegalia ed epatomegalia, ovvero l’ingrossamento di milza e fegato. Nei pesi occidentali rappresenta il secondo linfoma più frequente e il 30-35% di tutti i tumori del sangue non Hodgkin.  Colpisce pazienti di entrambi i sessi, con una leggere prevalenza del genere maschile intorno ai 60 anni di età.

Il linfoma follicolare è il più frequente dei linfomi a basso grado di malignità, "ma noto in passato per recidivare sempre. – ha sottolineato il Dott. Tarella, direttore della Divisione di oncoematologia dell'Istituto europeo di oncologia di Milano - Non si pensava che questi pazienti potessero guarire, prima o poi si riammalavano e l'aspettativa di vita era, nei casi più sfavorevoli, anche di pochi anni".

 

LINFOMA: LA GUARIGIONE NEL 66% DEI PAZIENTI

Per la ricerca condotta dallo Ieo di Milano sono stati arruolati 134 pazienti colpiti da linfoma, che tra il 1999 e il 2005 sono stati trattati con la chemio-immunoterapia, ovvero la chemioterapia con l’aggiunta dell’anticorpo monoclonale rituximab.

"Il 66% del totale dei malati (88 su 134) è ancora vivo dopo un follow-up mediano di 13 anni. – ha spiegato il Dott. Tarella - E di questi 88, ben 49 (il 56%) si trovano ancora nella prima remissione completa, cioè senza essere stati sottoposti a ulteriori trattamenti non hanno avuto alcuna ricaduta. Niente più segni di malattia. L'ipotesi è che possano essere guariti".

A 13 anni dall’inizio della ricerca sono ancora vivi quasi 7 malati su 10. Cifre che fino a 15 anni fa non erano possibili: le diagnosi di linfoma provocavano la morte della metà dei pazienti entro i 3 anni

L'ottima risposta dei pazienti al nuovo trattamento hanno permesso di aumentare l’aspettativa di vita dei pazienti e la "remissione completa continua a lungo termine" dalle recidive del linfoma

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