Spondilite anchilosante: sintomi e cause

Può sembrare un normale mal di schiena, ma se non diagnosticata precocemente può causare gravi danni alla colonna vertebrale

La spondilite anchilosante, o morbo di Bechterew, è una malattia poco conosciuta, ma tra le infiammazioni reumatiche è seconda per incidenza solo all’artrite reumatoide. Colpisce soprattutto il sesso maschile, nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 45 anni. È una patologia infiammatoria cronica della spina dorsale che, se non trattata in modo efficace, può provocare un danno osseo irreversibile alle articolazioni e alla colonna vertebrale. Nei forme più acute può portare alla disabilità.

È necessaria una diagnosi precoce, quindi, se il paziente riscontra il mal di schiena costante a livello lombare (lombalgia) può richiedere un consulto allo specialista reumatologo.

 

SPONDILITE ANCHILOSANTE: COS’È

La spondilite anchilosante (SA) è una forma di artrite dolorosa e spesso progressivamente invalidante. È inserita nel gruppo della malattie infiammatorie reumatiche croniche e autoimmuni. È seconda, per incidenza, solo all’artrite reumatoide. La malattia causa un’infiammazione cronica della colonna vertebrale che può determinare danni irreversibili. Si tratta di una patologia che colpisce tre volte di più il sesso maschile, nella fascia d’età tra i 25 e i 45 anni. Fino al 70% dei pazienti che soffrono di SA sviluppa, progressivamente la fusione dei corpi vertebrali con significativa riduzione della mobilità della colonna.

 

SPONDILITE ANCHILOSANTE: SINTOMI

La spondilite anchilosante si presenta con sintomi inziali molto simili ad altre patologie, come il mal di schiena. Questa confusione ritarda di molto la diagnosi e l’accesso a trattamenti che riducono di molto le sensazioni dolorose.

Tra i sintomi spondilite anchilosante possiamo inserire il fenomeno precoce del mal di schiena a livello lombare (lombalgia) di tipo infiammatorio. Ha un esordio lento e di lunga durata che colpisce il paziente giovane, causando una notevole rigidità al mattino e disturbando il sonno notturno. Se l’infiammazione viene sottovalutata può portare a un progressivo danno a livello delle vertebre.

Oltre alla colonna vertebrale, la patologia può intaccare anche il funzionamento delle articolazioni sacroiliache tra osso sacro e bacino, tendini e entesi (legamenti sulle ossa) al livello del calcagno e delle cartilagini del costato.

La spondilite anchilosante, se non diagnosticata tempestivamente, può provocare alcune complicanze come:

  • uveite, infiammazione dell'occhio, che si manifesta con dolore all'occhio e visione annebbiata;
  • difficoltà respiratoria a causa di interferenza con le ossa del torace;
  • infiammazioni dell’aorta.

 

DIAGNOSI

Come ha spiegato Ilaria D'Emilia, reumatologa dell'Istituto Neurotraumatologico Italiano “il ritardo nella diagnosi si riflette su un ritardo nel trattamento farmacologico. Negli ultimi anni, l'utilizzo delle tecniche raffinate ha contribuito a diagnosticare la Spondilite Anchilosante nelle fasi precoci di malattia. Ciò ha permesso di identificare pazienti con a cui offrire l'opportunità di un trattamento precoce".

È quindi di notevole importanza la diagnosi precoce per una migliore qualità di vita soprattutto nelle patologie croniche reumatiche. Al manifestarsi degli elementi che contraddistinguono la patologia, come dolore cronico e rigidità a livello della colonna vertebrale o delle articolazioni, il paziente può richiedere un primo consulto dal reumatologo.

La diagnosi di spondilite può essere accertata attraverso l’utilizzo di esami come:

  • esami di laboratorio che mostrano un aumento degli indici di infiammazione (PCR), la negatività di fattore reumatoide e anticorpi anti-CCP, la presenza del gene HLA-B27;
  • esami radiografici, come la radiografia standard che permette di vedere le alterazioni della colonna vertebrale già in stato avanzato. La risonanza magnetica della colonna e delle articolazioni periferiche permette di identificare gli stadi più precoci dell’infiammazione, prima dell’instaurarsi delle lesioni ossee della malattia.

 

TRATTAMENTO 

Il trattamento della patologia è seguito con la somministrazione di farmaci antinfiammatori steroidei (non FANS), che riducono di molto le sensazioni dolorose. Notevole importanza riveste anche la terapia fisica: una rieducazione posturale globale, fatta da terapisti esperti, per mobilizzare la colonna bloccata, associata a ginnastica respiratoria per contrastare la tendenza ad una forma costrittiva di insufficienza respiratoria.

Sono inoltre indicati tutti gli sport che coinvolgono il movimento della colonna e non causano un aumento del dolore, primo fra tutti il nuoto.

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