Il tumore al seno colpisce una donna su otto

Il tumore al seno colpisce una donna su otto

Il carcinoma più frequente nell'universo femminile: diffondere una cultura di prevenzione e di corretto stile di vita può abbattere il tasso d'incidenza. Ne parliamo con il Dott. Oreste Gentilini, primario di Chirurgia della Mammella e Coordinatore Breast Unit dell'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano

di Ludovica Angelini

In Italia il tumore al seno viene diagnosticato in circa 50mila donne ogni anno, di queste circa 6mila hanno meno di 40 anni di età. Il carcinoma della mammella è il più frequente del genere femminile ma può colpire anche gli uomini, seppure in percentuali decisamente inferiori.

Il tumore al seno è il big killer più letale, ma se individuato in tempo, può essere sconfitto con dati confortanti: fino al 95% delle pazienti si salva con una diagnosi precoce. Creare una consapevolezza generale di abitudine alla visita senologica e alla mammografia non è un'opzione, ma un requisito di salute fondamentale. 

Ne abbiamo parlato con il Dott. Oreste Gentilini, primario di Chirurgia della Mammella e coordinatore della Breast Unit dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

Dott. Gentilini, qual è l'incidenza del tumore al seno?

Il tumore al seno è il più frequente e rappresenta il 30% di tutti i tumori che compaiono nel genere femminile. Basti pensare che nel 2016 sono stati diagnosticati 50mila nuovi casi. I dati registrati rilevano una tendenza all’aumento dell’incidenza, legata soprattutto all’effetto dell’invecchiamento dell’età media della popolazione. Si attesta come principale causa di mortalità oncologica, nonostante il tasso di guarigione dal tumore si confermi tra l’87-88%. La percentuale aumenta al 95% di risoluzione del tumore se la diagnosi è precoce, durante la fase preclinica prima che compaiano noduli palpabili.

C’è una fascia d’età in cui le diagnosi sono più frequenti?

Il tumore della mammella è il più frequente in tutte le fasce d’età, sia prima che dopo la menopausa, con un incidenza che tuttavia aumenta con il passare degli anni. Vi sono anche due picchi di comparsa del tumore al seno a 50 e 70 anni.

Quali sono i segnali che tutte le donne dovrebbero tenere sotto controllo?

Ovviamente la comparsa di qualsiasi tumefazione palpabile non va sottovalutata, anzi, va indagata con l’aiuto dello specialista. Merita la stessa attenzione anche la comparsa di noduli nel cavo ascellare. Alcune modificazioni dell’aspetto della cute potrebbero essere chiari segnali che meritano di essere approfonditi, come ad esempio la retrazione del capezzolo o della forma della mammella.

In rarissimi casi, alcune donne possono notare una secrezione di fluido o liquido ematico dal capezzolo.

Sfatiamo un mito: il tumore alla mammella colpisce solo le donne?

Assolutamente no. Per quanto le donne siano quelle maggiormente colpite - circa una donna su 8-9 andrà incontro a questo tumore - il genere maschile non è affatto immune. Si conta che circa un uomo su 500-600 con l’avanzare dell’età possa essere colpito dalla neoplasia.

Quali sono i fattori che possono aumentare il rischio del tumore alla mammella?

I fattori di rischio possono essere suddivisi in due macro aree, quelli modificabili e non. Quelli non modificabili riguardano l’età e il genere. Il tumore può manifestarsi più frequentemente  anche quando ci si trova in presenza di alcune mutazioni dei geni BRCA 1 e 2. Le alterazioni genetiche conferiscono un importante aumento di rischio che oscilla tra il 50-80% per il gene BRCA1 e del 40-60% del BRCA 2. Il pericolo aumenta di 7-8 volte nelle donne che sono state sottoposte all’esposizione a radiazioni ionizzanti, quindi radioterapia, per la cura del linfoma di Hodgkin. Tra i fattori non vanno inoltre esclusi la storia familiare e la vita riproduttiva della donna. Avere avuto figli e aver allattato al seno sono fattori protettivi anche se non garantiscono immunità.

Quali i fattori che, invece, possono essere modificati?

Gli aspetti su cui possiamo agire e modificare sono legati allo stile di vita. Sappiamo che un terzo dei tumori al seno sono legati a sovrappeso, cattiva alimentazione e sedentarietà.

Seguire una vita fisicamente attiva, almeno 30 minuti al giorno, una dieta ricca di vegetali e povera di proteine animali e mantenere il peso sotto controllo, sono misure che riducono i rischi in maniera significativa, insieme a contenere il consumo di alcolici.

A quale età è consigliato sottoporsi a screening? 

E’ un argomento controverso. Gli esami andrebbero fatti a partire dai 30 anni. A quell’età lo sviluppo del tumore è in genere più rapido, quindi si consiglia di sottoporsi alle visite una volta all’anno. Nelle donne più giovani, tra i 30-40 anni, la mammografia ha un’affidabilità relativa, quindi riteniamo sia più utile soprattutto l’ecografia e la visita senologica. Tra i 40 e 50 anni è utile associare mammografia ed ecografia ogni anno insieme alla visita specialistica.

Dai 50 anni in poi generalmente la neoplasia si espande più lentamente, in questi casi la mammografia e l’ecografia andrebbero eseguite almeno una volta ogni due anni, anche se personalmente consiglio di proseguire con controlli clinici e radiologici annuali.

Quali sono le terapie per il trattamento del tumore alla mammella? 

Le terapie sono diverse e personalizzate in base alle caratteristiche biologiche della neoplasia al seno. La scelta del trattamento è individuale e studiato in base allo stadio e all’età della paziente, oltre che alle condizioni della singola persona. Da sempre la chirurgia rappresenta la pietra miliare delle terapie, perché da sola è in grado di risolvere il tumore in buona parte dei casi. Spesso, però, deve essere associata a terapie mediche come la chemioterapia e le terapia ormonale o trattamenti biologici. Anche la radioterapia è fondamentale soprattutto quando viene conservato il seno. Talvolta è opportuno invertire l’ordine dei trattamenti e iniziare con una terapia medica prima di procedere con la chirurgia.

I trattamenti del tumore alla mammella possono precludere una futura gravidanza?

L’insorgere del carcinoma e l’utilizzo di radioterapia e chemioterapia può sconvolgere i piani della donna di costruire una famiglia. Basti pensare che il 13% dei tumori insorgono al di sotto dei 40 anni d’età, fascia in cui la donna sta cercando di mettere in atto una pianificazione di gravidanza. Ma gli specialisti della Breast Unit, di cui sono coordinatore, sono in grado di mettere in atto tutte le tecniche di preservazione della fertilità, in maniera pronta e tempestiva.

Cos’è una Breast Unit, come quella dell'Ospedale San Raffaele?

In una Breast Unit certificata (centro di senologia certificata, ndr) opera un gruppo di persone specializzate in questo tipo di patologie, che mette a disposizione del paziente la propria esperienza. Il percorso viene scelto da tutti gli specialisti congiuntamente. In questo modo il paziente viene messo al centro e non seguito a intermittenza da professionisti che si susseguono tra loro.

Quali sono le figure che operano nella Breast Unit? 

Nel centro di senologia si alternano una serie di figure importanti come, ad esempio, il genetista, il fisioterapista, lo psicologo, che si uniscono all’attività del core team composto da chirurgo oncologo, oncologo medico, radioterapista, medico nucleare, anatomopatologo ed il radiologo, professionisti dedicati ed esperti in questo specifico settore.

Con le metodologie della Breast Unit possono aumentare i risultati nella lotta al tumore del seno?   

Assolutamente sì. I dati, diffusi da alcuni centri americani e del nord Europa, confermano i successi di questa metodologia. È dimostrato che le donne seguite nei centri di senologia hanno una prognosi migliore. La mortalità è inferiore e la guarigione aumenta almeno del 10-15% rispetto alle donne che vengono seguite in un ospedale generale.     

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