Le malattie croniche colpiscono 4 italiani su 10

Sono quasi 24mila i pazienti affetti da patologie croniche, soprattutto nella fascia d'età 25-44 anni e nella popolazione con il livello d'istruzione più basso

In aumento l’incidenza della malattie croniche, che attualmente colpiscono circa 4 italiani su 10.  Ipertensione, diabete, asma bronchiale e disfunzioni tiroidee sono solo alcune delle cronicità che affliggono un totale di 23,6 milioni di pazienti in Italia. L’incidenza di queste patologie, spesso invalidanti, è stata rilevata maggiormente nella fascia d’età tra i 25 e i 44 anni e tra i cittadini con un livello d’istruzione più basso.

Aumenta al 24% il dato relativo ai pazienti che presentano contemporaneamente due o più malattie croniche. Questo è quanto dichiara l’ultimo rapporto 2016 di Osservasalute, pubblicato dall’Osservatorio Nazionale della Salute nelle Regioni italiane. Il report è stato realizzato dall’Università Cattolica di Roma e coordinato dal Prof. Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.

 

MALATTIE CRONICHE

Secondo l’Osservatorio Nazionale della Salute nelle Regioni italiane sono 23,6 milioni gli italiani a cui è stata diagnosticata una malattia cronica. Di questi, circa il 24% è afflitto dalla compresenza di due o più cronicità. Questo dato è in costante crescita aumentando di un 2% rispetto al 21,9% del 2011.

La malattie croniche più diffuse: ipertensione arteriosa, ictus ischemico, malattie ischemiche del cuore, scompenso cardiaco congestizio, diabete mellito tipo II, BPCO, asma bronchiale, osteoartrosi, disturbi tiroidei.

Le malattie croniche riflettono anche i divari sociali del paese: un esempio su tutti è la prevalenza di cronicità che nella classe di età 25-44 anni ammonta al 4 per cento, ma mentre tra i laureati è del 3,4 per cento, nella popolazione con il livello di istruzione più basso e pari al 5,7 per cento.

 

MAGGIORE ASPETTATIVA DI VITA

Il rapporto Osservasalute 2016 ha monitorato una forte disuguaglianza territoriale tra le regioni del Nord e del Sud, soprattutto tenendo conto dell’aspettativa di vita dei pazienti. Nel 2015 gli italiani potevano sperare di vivere una media di 82,3 anni (80 per gli uomini e 84,6 per le donne). Ma la differenza tra la media della provincia autonoma di Trento, in cui l’aspettativa sale a 83,5 anni, il valore più basso è della Campania che si attesta a soli 80,5 anni.

 

DIMINUISCE IL TASSO DI MORTALITÀ

In 11 anni di analisi il report dell' Osservatorio Nazionale della Salute nelle Regioni italiane ha evidenziato che il tasso di mortalità è in diminuzione, per entrambi i sessi. Nel 2003 il tasso si assestava a 141,4 ogni 100mila uomini mentre negli ultimi dati si arriva a 107,8 nel 2014. Analogamente per le donne, si passa da un tasso di 90,2 per 10.000 del 2003 a 69,8 per 10.000 nel 2014.

 

DIVARIO NORD-SUD

Il dato che il rapporto evidenza è l’aumento della disparità tra le regioni del Nord e quelle del Sud. Nel Meridione l’aspettativa di vita è più bassa, ed è più alta la mortalità prematura sotto i 70 anni di vita.

Inoltre, il Mezzogiorno resta indietro anche sul fronte della riduzione della mortalità, infatti negli ultimi quindici anni questa è diminuita in tutto il Paese, ma tale riduzione, soprattutto per gli uomini, non ha interessato tutte le regioni: è stata del 27% al Nord, del 22% al Centro e del 20% al Sud e Isole.

Il divario di salute tra Nord e Sud potrebbe essere causato dalle politiche delle singole Regioni, come spiegano nel rapporto: “per esempio, gli screening oncologici coprono la quasi totalità della popolazione in Lombardia, ma appena il 30% dei residenti in Calabria”. Ma la diminuzione delle risorse non basta a spiegare la differenza tra Nord e Sud dalle prestazioni offerte, infatti “osservando l’indicatore sulle risorse disponibili in termini di finanziamento pro capite emerge che molte regioni del Nord migliorano la loro performance senza aumentare la spesa. Per contro, alcune regioni del Mezzogiorno, alle quali si aggiunge il Lazio, peggiorano la performance pur aumentando le risorse disponibili rispetto al dato nazionale.

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