Le donne rischiano l'infarto più degli uomini

Le donne rischiano l'infarto più degli uomini

Ogni anno sono oltre 200mila le donne vittime di patologie cardiache, il 30% in più degli uomini: per capire l'importanza della prevenzione abbiamo parlato con la Prof.ssa Elena Tremoli, Direttore scientifico dell'IRCCS Centro Cardiologico Monzino di Milano

Le malattie cardiache non sono solo un problema maschile. Due donne su tre ritengono l’infarto esclusivamente un problema del sesso opposto, mentre in realtà le malattie del cuore si rivelano fatali – dati alla mano -  per quasi la metà delle donne.

Ogni anno sono oltre 200mila le donne vittime di patologie cardiache, una percentuale più alta di quella degli uomini (che si attesta intorno al 30%).

Le statistiche potrebbero continuare: quelli indicati sono infatti solo alcuni dati essenziali che rendono l’idea di quanto sia fondamentale ripartire dalla prevenzione e dalla diffusione di una nuova cultura della salute per le donne.

Si tratta, a grandi linee, della filosofia alla base del Monzino Women, il polo specialistico del Centro Cardiologico Monzino, prima realtà in Italia dedicata alla prevenzione delle malattie del cuore nelle donne.

Per capire che tipo di impatto può avere una corretta e precoce diagnosi del rischio cardiaco per le donne, di qualsiasi età, e quali progetti siano attivi nei centri di eccellenza italiani, abbiamo intervistato la Prof.ssa Elena Tremoli, Direttore scientifico dell’IRCCSCentro Cardiologico Monzino di Milano.

 

Prof.ssa Tremoli, quali sono i principali fattori di rischio cardiovascolare per le donne?

Le donne tendono a vivere il periodo fertile come una fase della vita immune dal rischio cardiovascolare, sbagliando. Tutto quello che si fa in questi anni decisivi della propria vita avrà infatti una ricaduta di salute nel periodo successivo alla menopausa. In alcuni casi, ad esempio,  la stessa ”pillola contraccettiva”, potrebbe favorire nella donna l’insorgere di fattori di rischio di aterosclerosi, quali ipertensione o dislipidemie. Alcuni aspetti ginecologici vanno tenuti in considerazione in quanto probabili fattori di rischio, come il diabete gestazionale, che si sviluppa nelle donne durante la gravidanza, l’ovaio policistico o nei casi di poliabortività.

Superata l’età fertile tende ad aumentare anche l’incidenza della patologia cardiovascolare. 

Per sottolinearlo bastano alcuni dati: il 58 per cento delle donne italiane sono ipertese, il 51% soffre di ipercolesterolemia, due donne su tre sono in sovrappeso o a rischio obesità.

Per questo è importante la medicina di genere?

La medicina attuale è stata costruita a “misura d’uomo” nella definizione dei fattori di rischio, negli studi clinici e nella sperimentazione di farmaci. Oggi abbiamo bisogno di applicare le ricerche anche all’universo femminile.

Negli Stati Uniti è già una realtà.

In ambito cardiovascolare stanno applicando questo tipo di medicina di genere ormai da anni. Gli Women’s Heart Center sono in rapida diffusione negli USA, mentre in Italia questo tipo di cultura ancora non è così sviluppata. Al momento il Monzino Women è il primo centro italiano cardiologico interamente dedicato alla salute cardiovascolare della donna.

Si tratta di una sorta di nuovo approccio culturale alla salute della donna?

È un progresso necessario. Le donne oggi si interessano marginalmente alla propria salute, perché mettono al primo posto la salute della famiglia e soprattutto, la salute dei figli. È importante che le donne, di tutte le età, acquisiscano coscienza del rischio cardiologico individuale, che può anche essere superiore a quello degli uomini.

Quanto è importante la prevenzione?

È fondamentale, perché una scarsa consapevolezza si paga a caro prezzo: per le donne un caso su tre di malattie cardiovascolari può essere prevenuto con uno stile di vita sano.

Come è nata l’idea del Monzino Women?

È nata dalla necessità di dare maggiori informazioni alle donne donne, di creare nella popolazione femminile una cultura della salute. Vogliamo metterle di fronte alla malattia e al rischio di infarto miocardico: non è solo un problema maschile, ma è causa di decesso nel 43 per cento della popolazione femminile.

Qual è il punto di forza del centro cardiologico del Monzino?

La particolarità del Monzino Women è che non prende sotto la sua ala solo donne con diagnosi conclamata di  malattia cardiaca. Accogliamo chiunque sia intenzionato a prevenire, a partire dai 40 anni di età fino alla menopausa.

Avete a disposizione anche un team di esperti.

Offriamo, nel programma diretto dalla dott.ssa Trabattoni, delle visite a tutto tondo con particolare attenzione alla prevenzione, agli stili di vita ed alla presenza di malattia cardiovascolare. Oltre agli esperti in cardiologia abbiamo un team composto da nutrizionisti, esperti di lipidologia e psicologi. Soprattutto se si considera che la depressione e lo stress sono stati individuati, dai recenti studi, come fattori di rischio. Ma siamo anche orgogliosi delle giornate di incontro che organizziamo per diffondere la cultura della prevenzione e della salute di donna in donna.

Stress, ansia e depressione possono avere un ruolo nello sviluppo di patologie cardiovascolari nelle donne?

Una donna affetta da questi disturbi psicologici può riscontrare un aumento di patologie cardiache, come la sindrome coronarica acuta. Anche il fumo è un fattore ad alto rischio, le donne fumatrici hanno un pericolo fino a cinque volte superiore rispetto agli uomini fumatori di sviluppare danni alle arterie, come l’aterosclerosi e la formazione di placche aterosclerotiche a livello carotideo o cornarico.

Quali sono le principali differenze tra malattie cardiovascolari delle donne e degli uomini? 

In alcuni Paesi, la percentuale di mortalità causata da malattie del cuore ha oggettivamente superato quella maschile. Solo in Italia l’infarto è fatale per il 43% della popolazione femminile, a differenza del 35% maschile. Sono 123mila le donne che ogni anno muoiono a causa di patologie cardiovascolari: è un’incidenza notevole e dobbiamo fare di tutto per limitare e rallentare lo sviluppo di queste malattie. Possiamo farlo solo con la prevenzione. 

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