Con i Creg il paziente è parte attiva e consapevole della cura

Con i Creg il paziente è parte attiva e consapevole della cura

Una nuova gestione delle malattie croniche. Ne parliamo con Carlo Maria Teruzzi, Presidente dell'Ordine dei Medici di Monza e Brianza

I Creg in Lombardia hanno confermato il ruolo pioneristico della sanità regionale. Nella Provincia di Monza e Brianza è infatti in corso la sperimentazione dei Chronic Related Group, Creg appunto. Si tratta di un innovativo sistema di gestione delle malattie croniche che mette al centro il paziente, assistito dal medico di famiglia e da una Centrale Servizi che opera da remoto. Il percorso di cura è gestito dal medico di Medicina generale. Abbiamo chiesto a Carlo Maria Teruzzi, presidente dell’Ordine dei Medici della provincia, cosa cambia con il nuovo sistema. 

Dott. Teruzzi, partiamo dal principio. Cosa sono i Creg e come funzionano?

“Il Creg è un modello di gestione per la presa in carico del paziente affetto da patologie croniche. Il progetto è stato promosso da Regione Lombardia che ha individuato nelle cooperative dei medici di Medicina generale il soggetto gestore della sperimentazione Creg.  La regione consegna alle cooperative di dottori l'elenco dei soggetti portatori di una o più malattie croniche. Una volta arruolati i pazienti nel programma, il medico, condivide con il paziente il piano di cura redigendo un Piano assistenziale individuale (Pai, ndr). Il paziente successivamente sottoscrive il Patto di cura  e viene invitato ad attuarlo".

Quali sono gli elementi più importanti di questa nuova presa in carico?

“Elemento fondamentale della sperimentazione CReG è la presa in carico del paziente cronico, attraverso una modalità di Medicina di Iniziativa e di Prossimità. Il medico di famiglia, con la compilazione del Pai, ritaglia una serie di accertamenti personalizzati basati sulla situazione clinica di quel paziente e del suo reale bisogno. Il paziente viene reso consapevole della necessità di tale percorso di cura e gli viene consegnata la calendarizzazione degli accertamenti e delle visite che dovrà fare. Per l’attuazione del piano ci si avvarrà di un Centro Servizi che seguirà il paziente da remoto e lo inviterà a seguire il piano, effettuando richiami nel caso non lo seguisse nei tempi stabiliti. Un ulteriore elemento distintivo del CReG è la possibilità di eseguire accertamenti in Telemedicina".

Approfondiamo il ruolo del Centro servizi. Di cosa si tratta?

“Il Centro Servizi è una sorta di call center, mi si passi la metafora. In centrale operano infermieri e altro personale, adeguatamente e specificamente formato, che supportano i malati per assicurare una gestione efficace del percorso di cura”.

Un elemento di novità è il Patto di cura.

“Sì, esatto. È un vero e proprio contratto, con cui il paziente dichiara di essere parte attiva e consapevole e di dover quindi aderire alla cura prescritta. Di conseguenza, si impegna a fare, secondo una cadenza temporale pattuita con il Medico di famiglia, i dovuti accertamenti, come esami del sangue, elettrocardiogramma, spirometria, eccetera”. 

Come cambia il rapporto medico-paziente con i Creg?

“In realtà non si stravolge. Il nostro mestiere resta per grandi linee lo stesso e, quindi, anche il rapporto di fiducia con il paziente, che da sempre è la cifra distintiva della nostra professione. Quello che cambia è il tipo di approccio”. 

Cioè?

“Quello che adesso il Medico di famiglia fa con il Creg è una Medicina d’iniziativa, differente da quella di attesa. Non si attende cioè che il paziente arrivi in studio per farsi curare o per descrivere i propri problemi di salute, ma è il medico stesso che propone al paziente dei modelli di cura e lo sollecita a seguire l’iter in maniera più attiva, costante e consapevole. Certamente, il setting più appropriato per la gestione del paziente cronico è la Medicina generale. Il Creg è un modello che può dimostrare efficacia e ottimizzazione delle risorse”. 

Abbiamo in passato affrontato l’argomento Creg, descrivendone i vantaggi per i pazienti, come ad esempio il supporto psicologico offerto e la migliore aderenza alla cura. Secondo lei, quale di questi è il più importante?

“Il vantaggio più immediato è la responsabilizzazione del paziente, quella che in inglese viene definita empowerment. Ossia, letteralmente, la consapevolezza della situazione clinica al fine di valorizzare le proprie risorse per il miglioramento della cura. Come si diceva, gli assistiti sono parte attiva del processo e il coinvolgimento rimane sempre elevato, anche grazie al lavoro del Centro Servizi. Proprio questa è la sfida più difficile per i medici: modificare la concezione del processo di cura da parte del malato”.

È una sfida che è possibile vincere?

“Si, certamente. L’esperienza lo conferma. È stato in parte complesso per i professionisti della cooperativa IML di Monza e Brianza, che hanno aderito alla sperimentazione Creg (il  Progetto Orizzonte Creg, ndr), ma alla fine il nuovo modello è stato ben accettato dai pazienti. LE persone prese in carico si sentono più tutelate. Ed è proprio questo lo scopo del gioco”.

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