Infarto: chi ha avuto il primo rischia il secondo

Infarto: chi ha avuto il primo rischia il secondo

Un paziente su cinque presenta delle recidive ma nell'80% dei casi possono essere evitate. Ecco come

Secondo l’Oms, nel mondo ogni anno si registrano 7 milioni di infarti. Tra i sopravvissuti, il 20%, un paziente su cinque, presenta un secondo evento cardiovascolare principale entro un anno dal primo. Il fenomeno ha spinto gli esperti della Società Europea di Cardiologia a stilare una guida contenente alcuni standard per prevenire la recidiva di infarto.

Come loro stessi hanno sottolineato, si tratta di un atto dovuto per non distogliere l’attenzione da quelle che continuano ad essere i principali problemi di salute pubblica: le malattie cardiovascolari e l’infarto in particolare.

QUATTRO REGOLE PER EVITARE L’INFARTO

Gli esperti dell’ESC ritengono sia fondamentale per evitare la ricomparsa di malattie cardiovascolari adottare un corretto stile di vita da integrare con terapie mediche ad hoc. Nello specifico sono quattro le regole individuate per ridurre il rischio di una recidiva: smettere di fumare, fare regolarmente attività fisica, consumare cibi sani, assumere i farmaci prescritti per la cardiopatia ischemica e per tenere sotto controllo fattori di rischio come colesterolo e ipertensione.

Quest’ultimo consiglio è dettato dal fatto che il 50% degli eventi coronarici maggiori si verificano in pazienti dimessi proprio con una diagnosi di cardiopatia ischemica.

8 INFARTI SU 10 POSSONO ESSERE EVITATI

Secondo gli esperti, mettere in pratica questi piccoli accorgimenti è determinante nella prevenzione di infarti e malattie cardiovascolari: quasi l’80% dei casi può essere evitato. Purtroppo i dati dell’ultimo studio EUROASPIRE mostrano una situazione ben lontana dal raggiungere risultati positivi.

Dopo un infarto, infatti, il 16% dei pazienti continua a fumare, il 38% è nella fascia dell’obesità e il 60% non fa attività fisica.

PREVENZIONE DELL’INFARTO: IL RUOLO DEI MEDICI

La responsabilità di questi comportamenti dannosi non è da attribuire solo ai pazienti, ammettono gli esperti. Solo per metà degli infartuati viene avviato un programma di riabilitazione cardiaca e sono limitate anche le campagne di sensibilizzazione.

La prevenzione di un secondo infarto dovrebbe iniziare già durante il ricovero in ospedale, ammoniscono gli esperti dell’ESC, e a questa andrebbe data la stessa importanza e priorità del trattamento dell’infarto iniziale. I pazienti dal canto loro non andrebbero abbandonati a se stessi dopo la dimissione ma indirizzati ad un ambulatorio di riabilitazione cardiaca  dove devono essere rinforzati i messaggi di un corretto stile di vita, incoraggiata la massima aderenza alle terapie e se necessario prescrivere farmaci per ridurre pressione e livelli di colesterolo.

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