Trasfusioni di sangue, un donatore può salvare tre vite

L'Italia è autosufficiente da anni e secondo l'Avis sono 1,7 milioni gli italiani che periodicamente compiono trasfusioni di sangue: ecco tutto quello che c'è da sapere

Con una sola trasfusione di sangue si possono salvare almeno tre vite. Quanto specificato dall’Avis, fa capire chiaramente che il trasferimento di sangue, per via endovenosa da un soggetto (donatore) a un altro (ricevente) non è solo un regalo, ma un vero e proprio atto di salute.

Lo è verso se stessi, perché comporta il fatto di sottoporsi a controlli periodici, è così verso gli altri, che potrebbero trovarsi in una situazione di emergenza, come interventi o emorragie, e necessitare di grandi quantità di sangue.

 

TRASFUSIONI DI SANGUE: I DATI SUI DONATORI

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato l’allarme e ha richiesto l’aumento dei donatori. Nel nostro Paese, secondo i dati ufficiali diffusi dall’Avis, sono 1,7 milioni gli italiani che periodicamente donano il sangue. Appena il 4,5% della popolazione considerata idonea, con un’età compresa tra 18 e 65 anni. Anche se dal 2003 l’Italia è uno dei 62 Paesi autosufficienti a livello mondiale da questo punto di vista, il tema non deve essere trascurato, soprattutto se si vuole contribuire al raggiungimento di autosufficienza di sangue in tutto il mondo entro il 2020.

 

PREPARARSI AL PRELIEVO

La donazione di sangue è una procedura semplice, rapida e a bassissimo rischio, che dura, complessivamente, non più di un'ora. Prima di tutto per donare il sangue, bisogna che il donatore si rechi in un centro trasfusionale che spesso coincide con quello in cui è stata fatta la candidatura per l’inserimento nell’elenco dei possibili donatori. Qui verrà sottoposto ad alcuni controlli da parte di un medico riguardanti il suo stato di salute attuale e passato, la misura della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca. Questi accertamenti sono fatti per essere sicuri che non insorgano complicazioni durante o dopo la procedura.

 

IL PRELIEVO IL PRIMO STEP

Se questi accertamenti si concludono in modo positivo e, quindi, non ci sono controindicazioni alla donazione, si passa al prelievo di sangue vero e proprio. Prima di tutto si lega, attorno a un braccio, un  laccio emostatico, che serve a mettere meglio in risalto la vena dalla quale si preleverà il sangue. In questa viene infilato un ago sterile, fermato con un po’ di nastro adesivo medico collegato a un tubo flessibile chiamato deflussore. Quest’ultimo, a sua volta, viene fatto comunicare con una sacca  che si comporterà da contenitore. Solo dopo queste operazioni, inizia il prelievo di sangue vero e proprio.

Le quantità estratte corrispondono a circa 450 millilitri. Alla fine, potrebbe essere necessario per il soggetto donatore stare a riposo per qualche ora, in attesa che scompaiano le possibili sensazioni di svenimento e stordimento. Il sangue raccolto dal centro trasfusionale viene analizzato accuratamente, prima di essere utilizzato per scopi terapeutici, per assicurarsi che sia totalmente sano a tutela dei riceventi.

 

QUANDO SERVONO LE TRASFUSIONI DI SANGUE

L’Oms ha calcolato che nel mondo ogni due secondi qualcuno ha bisogno di una trasfusione di sangue. Le donazioni sono, infatti, di fondamentale importanza in determinate situazioni. Ad esempio in caso di eventi traumatici o interventi chirurgici, nel caso di patologie croniche (per esempio le anemie congenite come la talassemia) e per la cura di malattie del sangue (leucemia) o degli effetti dovuti alle chemioterapie anti-cancro. Queste, infatti, nel distruggere le cellule tumorali, possono danneggiare le cellule del midollo osseo e perciò richiedono un sostegno alla sua ripopolazione attraverso l'infusione di nuovi globuli rossi.

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