Sanità e salute, in calo l'aspettativa di vita in Italia

Sanità e salute, in calo l'aspettativa di vita in Italia

Il rapporto Osservasalute sullo stato della speranza di vita della popolazione: migliora lo stile di vita ma aumentano obesità e malattie cardiovascolari

 Per la prima volta nella storia, l'aspettativa di vita degli italiani è in calo. A confermarlo, il rapporto Osservasalute riferito all'anno 2015. Lo studio attribuisce la colpa del trend negativo a diversi fattori legati alla prevenzione del nostro Paese, sul piano della qualità, dei finanziamenti (pari al 4,1% della spesa sanitaria totale) e del grado di consapevolezza dei singoli cittadini.

SANITÀ A CORTO DI INVESTIMENTI

La spesa sanitaria pubblica, si legge nel rapporto, è passata dai 112,5 miliardi di euro del 2010 ai 110,5 del 2014. Questa riduzione si è tradotta in gran parte con il blocco o la riduzione del personale sanitario e il contenimento dei consumi sanitari. Anche l'Oecd (Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo) nel 2013 ha evidenziato che il nostro Paese destina solo il 4,1% della spesa sanitaria totale all'attività di prevenzione. L'Italia è tra i Paesi che spendono meno in materia di sanità, cura e prevenzione, con il Molise con la spesa pro capite maggiore (2.226 euro) e la Campania quella minore (1689 euro).

DIMINUISCE L'ASPETTATIVA DI VITA

Nel 2015 la speranza di vita per gli uomini è stata di 80,1 anni e di 84,7 anni per le donne. Un dato apparentemente positivo se non fosse in calo rispetto all'anno precedente. Nel 2014 la speranza di vita alla nascita era infatti di 80,3 anni per gli uomini e 85,0 anni per le donne. Sulla base del rapporto, è il Trentino Alto Adige la regione con il più alto tasso di longevità della sua popolazione, in particolare nella provincia di Trento, gli uomini hanno una prospettiva di vita di quasi 82 anni e le donne 86. In fondo alla classifica italiana c'è invece la Campania: qui gli uomini vivono in media fino a 79 anni, le donne fino 83. 

Il rapporto Osservasalute fotografa un Paese non solo poco attento sul fronte cura e prevenzione, ma anche “vecchio”, sul piano dell'età media. Un italiano su cinque ha più di 65 anni e il numero degli ultracentenari è addirittura triplicato rispetto al 2002: sono 19mila nel 2015 da 5.650 nel 2002.

OBESITÀ E MALATTIE CARDIACHE LE PRINCIPALI CAUSE DI MORTE

Il campione di italiani presi in considerazione nel 2015 dello studio di Osservasalute, sono nel complesso poco attenti alla loro salute. Sono meno sedentari e fumano meno rispetto al passato, ma consumano anche meno frutta e verdura, l'alimentazione è in media irregolare e la popolazione è sempre più in sovrappeso

L'obesità è infatti tra le principali cause di morte degli italiani. Tra il 2001 e il 2015, la quota degli obesi è aumentata dall'8,5% al 10,2%. A queste percentuali sono poi da aggiungere quelle relative a alle complicazioni a livello cardiovascolare. Frequenti sono le malattie ischemiche del cuore, responsabili da sole di 75.098 morti (poco più del 12% del totale dei decessi). Seguono le malattie cerebrovascolari (61.255 morti, pari a quasi il 10% del totale) e le altre malattie del cuore non di origine ischemica (48.384 morti, pari a circa l'8% del totale).

La situazione, conclude il rapporto, è ulteriormente aggravata dalla scarsa attenzione degli italiani sul piano della prevenzione: dimostrano poca attenzione nei confronti di campagne di sensibilizzazione e trascurano azioni concrete come le vaccinazioni.

Se vuoi ricevere gli aggiornamenti Bussola Sanità

Seguici su

  • facebook
  • twitter

Iscriviti alla nostra

  • newsletter