Al Rizzoli la stampa 3D delle protesi con materiali biologici

Oltre due milioni di euro di investimento per la piattaforma Biopriting che realizza supporti su misura a partire dalla Tac DualEnergy

In futuro le protesi saranno stampatein3D e realizzate con materialebiologico. Ad aprire la strada è l'istituto ortopedico Rizzoli di Bologna che ha da poco inaugurato la nuova piattaforma Bioprinting per la ricerca clinica. Grazie al nuovo macchinario, costato circa 2,3 milioni di euro alla regione Emilia Romagna e al Ministero della Salute, sarà possibile stampare protesi in tre dimensioni su misura, a partire da immagini radiologiche realizzate con la TacDualEnergy, installata presso la Radiologia Diagnostica e interventisca dello Ior.

PIATTAFORMA BIOPRINTING: COME FUNZIONA

Il primo step sarà quello di catturare immagini radiologiche ad alta definizione di ossa e tessuti molli, attraverso la Tac Dual Energy. Specifici software elaboreranno queste immagini incrociandole con i dati del paziente. La fase successiva prevede la progettazione di un modello virtuale in tri-dimensione della parte anatomica da sostituire e la trasmissione di informazioni precise alla stampante 3D, il Bioplotter. Le protesi potranno essere così stampate in tri-dimensione utilizzando diversi tipi di materiali, che in alcuni casi saranno scelti per la capacità di veicolare cellule al loro interno.

L’elaborazione dei dati e la stampa in 3D verranno svolti presso il Laboratorio RAMSES (di cui è responsabile la dottoressa Brunella Grigolo) del Dipartimento Rizzoli-RIT, in collaborazione con il Laboratorio di immunoreumatologia e rigenerazione tissutale IOR diretto dalla professoressa Erminia Mariani.

IL FUTURO DELLE PROTESI GRAZIE A BIOPRINTING

L’installazione di questo sistema all'avanguardia è terminata a gennaio ed è stato da poco inaugurato. Adesso i ricercatori del Rizzoli si dedicheranno agli studi pre-clinici per determinare quali siano le applicazioni più efficaci di questi nuovi strumenti per rigenerare ossa e tessuti. L'obiettivo di questa sinergia tra tecnologia, scienza e ricerca è quello di identificare i sistemi migliori per applicazioni di medicina rigenerativa dell’apparato muscolo-scheletrico e maxillo-facciale, cui faranno seguito specifiche applicazioni sui pazienti.

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