Il 6 per cento della popolazione mondiale ha il diabete

L'allarme dell'Oms: 422 milioni di adulti ne soffrono, dati quadruplicati dal 1980 a oggi. Obesità e sovrappeso tra le cause dell'impennata

Oltre 422 milioni di adulti nel mondo soffrono di diabete, il 5 per cento della popolazione globale. Un esercito in costante aumento, con numeri che sono quasi quadruplicati rispetto ai 108 milioni del 1980: la maggior parte di questi pazienti vive nei Paesi in via di sviluppo.

Sono i dati simbolo che emergono dal report dell'Organizzazione mondiale della Sanità in occasione del World Health Day 2016, quest'anno incentrato proprio sul diabete.

DIABETE: SOTTO ACCUSA OBESITÀ E SOVRAPPESO

L'impennata dei numeri del diabete, sottolinea l'Oms, è dovuta in larga parte alla diffusione su larga scala di obesità e sovrappeso. Le misure da mettere in campo per frenare la corsa della malattia, secondo gli esperti Oms, devono quindi puntare prima di tutto alla riduzione dei fattori di rischio per il diabete, come l'inattività fisica e la cattivaalimentazione.

"Se vogliamo fare passi avanti dobbiamo ripensare la nostra vita quotidiana: mangiare in modo sano, essere fisicamente attivi ed evitare l'aumento di peso eccessivo – è il commento di Margaret Chan, direttore generale dell'Oms . Anche nei contesti più poveri, i governi devono garantire che le persone siano in grado di fare scelte sane e che i sistemisanitari siano in grado di diagnosticare e trattare le persone con diabete".

DIABETE: I NUMERI MONDIALI

Il diabete è in crescita in tutte le regioni del mondo. Nel 2014, l'8,5% della popolazione conviveva con la malattia, mentre nel 1980 il problema toccava il 4,7%. E non è un caso che, sempre nel 2014, più di 1 over 18 su 3 era in sovrappeso e più di 1 su 10 obeso. Se poi si pensa alle vittime del sangue dolce, continuano gli esperti, va ricordato che il diabete ha causato 1,5 milioni di morti solo nel 2012. E altri 2,2 milioni di decessi sono invece stati provocati da livelli di glucosio nel sangue superiori alla soglia ottimale e dal loro effetto amplificatore sull'impatto delle malattie cardiovascolari e altre patologie.

Il 43% di queste morti sono premature (con vittime sotto i 70 anni) e in gran parte sarebbero prevenibili adottando politiche in grado di creare le condizioni favorevoli a stili di vita sani, e in grado di favorire una migliore diagnosi e trattamento della malattia. "Ma ottenere grandi cambiamenti dipende dai governi e dal loro impegno a fare di più", spiega Oleg Chestnov, assistente del direttore generale Oms per le malattie non trasmissibili e la salute mentale.

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