“Pronto soccorso meno intasati con le proposte Fimmg”

Mastrobuono, direttore sanitario Policlinico Tor Vergata: "Tra gli effetti positivi, meno attività ambulatoriale negli ospedali e ricoveri di codici bianchi"

Il futuro della sanità nel Lazio passa attraverso la creazione di presidi intermedi, ambulatori e ospedali di zona, che sono le strutture di riferimento dell’assistenza primaria. È questa la proposta innovativa lanciata dalla Federazione dei Medici di Famiglia (Fimmg) della Regione. Si tratta di interventi diretti a migliorare le strutture già esistenti e dare una risposta concreta ai “tagli lineari che si ad oggi sono stati l’unica misura di sistema portata avanti con compiutezza dalle amministrazioni regionali”.

Bussola Sanità ha parlato della proposta con Isabella Mastrobuono, direttore sanitario del Policlinico Tor Vergata e autrice con il segretario Fimmg del Lazio, Pier Luigi Bartoletti, della proposta.

“Gli effetti positivi di questo progetto – ha dichiarato Mastrobuono – sulla rete ospedaliera sono sostanzialmente tre. In primo luogo, si realizzerebbe una riduzione degli accessi impropri nei pronto soccorso, come nel caso dei pazienti con codice bianco e di quelli con codice verde meno gravi, che potrebbero trovare nei medici di famiglia e negli specialisti gli interlocutori più appropriati per i loro problemi. Si dovrebbe poi realizzare una riduzione dell’attività ambulatoriale degli ospedali, e cioè visite specialistiche, indagini di laboratorio e di radiologia, che attualmente grava molto su queste strutture. In questo modo si libererebbero risorse umane, cioè medici e infermieri, che potrebbero essere più utilmente impegnati nell’assistenza in regime di ricovero, che è poi la vera mission dell’ospedale”.

Da non sottovalutare anche un altro aspetto: “Le proposte presentate sono positive – ha concluso il direttore sanitario del Policlinico Tor Vergata - anche per l’effetto che avrebbero sui ricoveri ripetuti e impropri legati ai pazienti colpiti da patologie croniche e degenerative. In genere, soprattutto gli anziani, finiscono in ospedale perché questo è l’unico posto dove possono trovare una risposta ai loro bisogni. Ma così facendo il rischio è di intasare il pronto soccorso, con costi enormi per l’ospedale stesso. In tal senso soprattutto gli ospedali di comunità andrebbero a risolvere questo problema, perché dedicati a questo tipo di pazienti che avrebbero sul territorio una assistenza più mirata e specifica con i medici di famiglia e gli specialisti”. 

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