Policlinico Umberto I, un convegno pubblico sull’ipertensione

Una patologia che riguarda il 30 per cento degli italiani che è causa di 240.000 morti per problemi cardiovascolari ma che è possibile prevenire

Un convegno pubblico e gratuito ospitato dal Policlinico Umberto I per parlare dell’ipertensione e dei rischi che comporta. L’appuntamento è alle 9:00 del 15 maggio presso l’aula magna dell’Università La Sapienza di Roma. Da questa condizione viene colpito circa il 30 per cento della popolazione italiana, provocando oltre 240.000 morti ogni anno per infarto del miocardio, ictus cerebrale e scompenso cardiaco. All’ipertensione sono inoltre dovute patologie a carico di reni, cervello (demenza vascolare) e diabete. Esistono tuttavia terapie efficaci che però devono essere intraprese precocemente e mantenute nel tempo. Questi temi saranno trattati nel corso del convegno che è nato da un progetto degli studenti dalla stessa Sapienza e che è aperto a tutti, addetti ai lavori e semplici cittadini.

Solo un caso su cinque è curato adeguatamente. Come detto l’ipertensione è una malattia pericolosa in grado di innescare una reazione a catena in grado di coinvolgere molti organi e apparati del corpo umano. “È stato rilevato che, nonostante la disponibilità di terapie efficaci per la grande maggioranza dei casi – si legge in un comunicato della Sapienza – solo un paziente iperteso su cinque è adeguatamente curato. In questo giorno ci si propone, innanzitutto, di quantificare il rischio ipertensione, come viene considerato e fronteggiato dal medico con l’aiuto di linee guida: una raccolta di tutte le novità in fatto di diagnosi e cura”.

La terapia è multifattoriale.Il paziente iperteso non viene trattato solo con farmaci ma gli viene chiesto di apportare modifiche, anche profonde, al proprio stile di vita. “Grande rilievo – si legge ancora nel comunicato – sarà dato a quelle modificazioni ‘ecologiche’ della vita, quali la scelta di una alimentazione sana, l’abolizione del fumo, la riduzione del soprappeso e quant’altro che evita o ritarda il ricorso ai farmaci. Il tutto avverrà con poche relazioni ‘ex cathedra’, molti filmati, tavole rotonde, risposte a domande del pubblico, coinvolgimento di quest’ultimo nella sessione pratica”.
 

@gianlucacasponi

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