Crisi dei Pronto soccorso, l’analisi della situazione

Pier Luigi Bartoletti, vicesegretario della Fimmg e Adolfo Pagnanelli, direttore del Ps Policlinico Casilino hanno sviscerato il problema e proposto soluzioni

Un testo scritto a quattro mani da Pier Luigi Bartoletti e da Adolfo Pagnanelli per analizzare il problema del sovraffollamento dei Pronto soccorso. Il primo è medico di famiglia e vicesegretario della Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale. Il secondo è specialista in gastroenterologia e in medicina interna e direttore del dipartimento d’urgenza del Policlinico Casilino di Roma. Insieme hanno condotto una riflessione sui problemi che hanno portato alla situazione attuale e proposto soluzioni per riportare alla normalità l’attività di questi presidi di emergenza. Un’analisi condotta da due punti di vista diversi per fare luce su tutti gli aspetti di una questione complessa.

Tutti facciano il proprio ruolo.Bartoletti e Pagnanelli hanno fatto appello a tutte le componenti della sanità regionale. “Oggi quel che serve – hanno scritto i due medici – è la capacità delle professioni sanitarie, tutte, di confrontarsi, superando la difesa del proprio orticello, o magari dei propri interessi, per essere protagoniste di un percorso di cambiamento che ribadisca i valori di universalità ed equità del sistema, ma che deve coinvolgere l'architettura, le logiche organizzative, la funzione di ciascun gruppo professionale. Un percorso in cui ognuno ritrovi quel senso di appartenenza, quell'orgoglio per la propria professione che forse abbiamo perso, o meglio ci hanno fatto perdere, in particolare negli ultimi 10 anni”.

I problemi da risolvere.Negli ultimi anni la sanità regionale ha subito profondi mutamenti organizzativi, in conseguenza, tra le altre cose, della chiusura dei pronto soccorso dei piccoli ospedali. Questo, in assenza di strumenti alternativi a disposizione dei pazienti sul territorio, ha portato a riversare questo carico sui dipartimenti di emergenza delle strutture più grandi. Un fattore che, a cascata, ha provocato una saturazione dei posti letto da destinare ai pazienti ricoverati in urgenza. L’aumento dell’età media, inoltre, ha causato un aumento del livello di complessità dei pazienti che si presenta in ospedale con malattie croniche riacutizzate. Da non trascurare anche tutto il carico di codici bianchi e verdi che potrebbe essere indirizzato verso altre strutture territoriali non ospedaliere.

Le possibili soluzioni.Secondo Bartoletti e Pagnanelli le soluzioniesistono e necessitano di una riorganizzazione dei servizi attivi sul territorio. Serve, inoltre, la loro integrazione attraverso una dorsale informatica che metta in connessione tutti i medici che si trovano a seguire un dato paziente, mettendo in rete le loro informazioni. Una condivisione che potrebbe essere in grado di consentire di seguire al meglio in particolare i pazienti cronici e complessi che così potrebbero evitare inutili e costose ripetizioni di esami. Un capitolo importante affrontato dai due medici riguarda la creazione di strutture territoriali a bassa complessità. Presidi di questo genere sarebbero in grado di assorbire tutti i codici bianchi e verdi che sarebbero assistiti meglio e più rapidamente.

Bartoletti e Pagnanelli hanno infatti indicato, tra le soluzioni, lo sviluppo di iniziative territoriali che, grazie alla presenza dei medici di medicina generale siano in grado di assistere i cittadini. Presidi aperti almeno 12 ore al giorno ed eroganti in maniera rapida tutte quelle prestazioni che non necessitino della complessità degli ospedali. Un sistema, insomma, di cure extraospedaliere che, tra le altre cose, “accompagni” sul territorio la dimissioni dei pazienti dai reparti per acuti. Una rete assistenziali che sia supportati da nodi come le Case della salute all’interno delle quali dovrebbero essere attivati anche i reparti ad alta intensità assistenziale infermieristica. In queste strutture, infine, si dovrebbe poter pensare all’incremento delle dotazioni di apparecchiature diagnostiche a disposizione di medici che lavorano sul territorio, ammodernando, nel contempo, anche gli strumenti affidati ai medici di continuità assistenziale.

@gianlucacasponi

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