Ospedali intasati, la risposta dei medici di famiglia: "Nessuna responsabilitÓ"

Pier Luigi Bartoletti, segretario regionale Fimmg Lazio: "Le parole del Commissario Suppa sono state travisate per attaccare i medici di medicina generale"

di Pier Luigi Bartoletti*

Su un quotidiano nazionale, nella pagina locale, oggi 5 marzo 2013, è comparso un articolo che riporta nel titolo “Ospedali Intasati ? Colpa dei medici di famiglia”. Nel pezzo è riportata un'intervista al Commissario Straordinario Dr. Suppa, a margine di un “blitz” all’Ospedale di Frosinone. Tralasciando la terminologia usata dal giornalista, che  evoca più un’operazione di polizia che una visita presso un Ospedale, ci sconcerta il fatto che si dia enfasi mediatica  a qualcosa che, nel corso della stessa intervista, in realtà non è mai stata detta.

È lo stesso giornalista a scrivere che la presunta opinione di Suppa circa le responsabilità dei medici di famiglia è stata “lasciata intendere” dall’intervistato. L’articolo, infatti, recita: “Il commissario Suppa non lo dice, ma lascia intendere come l’intasamento degli ospedali sia anche colpa dei medici di famiglia”.

Ora, ognuno è libero di capire ciò che crede, così come noi di giudicare un articolo del genere puro esercizio di scrittura, più che cronaca ben fatta. Un esercizio inutile, per di più. Non è infatti con lo scandalismo in prosa  e la caccia all’untore che si comprende, e dunque si risolve, il problema dell’intasamento dei pronto soccorso. Quell’articolo, insomma, più che onorare la funzione dell’informazione ottiene solo l’effetto di mancare di rispetto nei confronti di un'intera categoria.

Nel caso specifico si sottolinea come da anni, purtroppo, l’Ospedale di Frosinone abbia i peggiori indici di performance. La responsabilità di ciò, ovviamente, non può certo essere addossato ai medici, quanto a chi ha amministrato l’Azienda. La medicina generale, e la Fimmg Frosinone in particolare, ha portato proposte concrete all’Amministrazione, senza mai avere un riscontro, soprattutto in relazione alle strutture di degenza intermedia e alle strutture aperte dodici ore al giorno, con attività specialistica, in grado di poter offrire una sanità territoriale piu’ efficiente.

Vogliamo ricordare, inoltre, che gli abitanti della provincia debbono sobbarcarsi viaggi verso Roma e verso la Campania per curarsi - vedere i dati di migrazione extra azienda – e che diversi protocolli sottoscritti nel passato, vedi PTP di Ceccano, non sono stati mai attuati dall’azienda ASL.

Sugli AmbuMed, citati dall’articolista, ricordiamo pacatamente come le procedure di invio siano a carico del triage Ospedaliero. Se si sono rilevate delle diminuzioni negli accessi ci sono 2 possibilità: diminuzione dei codici bianchi e verdi, quindi ottimo riscontro della medicina di famiglia sul territorio, oppure accesso di persone con particolari complessità patologiche. Anche prendendo in considerazione questo secondo caso, ci chiediamo: cosa poteva fare la medicina generale?

Detto questo auspichiamo un confronto serio sui progetti con la struttura commissariale, i blitz li lasciamo all’autorità giudiziaria competente.

*Segretario regionale Fimmg Lazio (Federazione italiana medici di medicina generale)

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